"Errori decisivi". Il perito dei pm spara a zero su politici e Pd

Scherza coi fanti, non scherzare con Andrea Crisanti. Il virologo è in uscita con Caccia al virus (Donzelli editore) scritto con il giornalista Michele Mezza

"Errori decisivi". Il perito dei pm spara a zero su politici e Pd

Scherza coi fanti, non scherzare con Andrea Crisanti. Il virologo è in uscita con Caccia al virus (Donzelli editore) scritto con il giornalista Michele Mezza. Nel mirino c'è chi, nei giorni chiave della pandemia, predicava tranquillità: «Abbiamo avuto allora una tragedia annunciata perché ignorata - scrive a pagina 91 - Il governo sapeva, i responsabili dell'emergenza sanitaria sapevano». In Veneto, dove Crisanti è stato l'eminenza grigia del governatore leghista Luca Zaia, «la chiave del successo» è stata «l'identificazione sistematica degli asintomatici attraverso l'uso massiccio ma mirato di tamponi, stanando le persone che li avevano contagiati o che erano state contagiate».

Ma il virologo è anche il consulente della Procura di Bergamo che indaga per epidemia colposa, muovendosi su una sottile linea rossa tra mancato Piano pandemico, mancato tracciamento e mancata chiusura di Alzano e Nembro. E se il Crisanti scrittore e il Crisanti perito della Procura sono la stessa persona, beh allora sono in molti a tremare. In primis «i colleghi che difendevano le posizioni poi rivelatesi errate dell'Oms e chi «arroccato sull'ortodossia cinese ripeteva gli asintomatici non esistono e se esistono non trasmettono», tanto che dai verbali della task force ancora il 3 febbraio era tutto in alto mare. Poi i politici, che con le loro scelte hanno inevitabilmente fatto esplodere il contagio. «C'è stato un momento in cui si sarebbero potute fare le cose giuste in modo tempestivo, e limitare i danni, durante la settimana che va dal 22 al 29 febbraio 2020 (...) facendo affermazioni del tipo Bergamo e Milano non si fermano, a difesa di interessi economici e produttivi». L'aveva detto al Giornale anche Ranieri Guerra («Abbiamo concesso al virus un vantaggio iniziale»). Un accusa pesante, quella di Crisanti, che sottende a una raffica di avvisi di garanzia sull'esecutivo guidato da Giuseppe Conte, sul ministro della Salute Roberto Speranza, sui tecnici di Cts e task force, sui vertici del ministero della Sanità ma anche sul sindaco di Bergamo Giorgio Gori che diceva «non c'è motivo per non uscire, andare al ristorante o farsi una passeggiata». Nel mirino pure Beppe Sala e l'allora segretario dem Nicola Zingaretti, a Milano per contrastare «leggende metropolitane e ignoranza sul coronavirus». Sarà una lunga estate calda.

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