Il 2026 si apre con un quadro dei conti pubblici italiani che offre al Tesoro un margine di manovra più ampio del previsto e rafforza la strategia sul debito in una fase di rinnovato interesse dei mercati per i Paesi periferici dell'Eurozona. Dicembre si è chiuso con un avanzo del settore statale stimato in via provvisoria in 11,7 miliardi, in netto miglioramento rispetto ai 7,8 miliardi dello stesso mese del 2024. Un dato che si inserisce in un bilancio annuale complessivo più solido del previsto: il fabbisogno 2025 è stimato in 125,5 miliardi, leggermente superiore al 2024 ma migliore rispetto alle previsioni del Dpfp (127,2 miliardi).
Su questa base si innesta una strategia del debito che punta su tre direttrici principali. La prima è il rafforzamento delle emissioni dedicate al pubblico retail, con l'obiettivo di continuare a diversificare la base degli investitori e fare leva sulle famiglie, la cui quota di debito pubblico detenuto è raddoppiata in due anni arrivando al 15%. Le Linee guida sul debito pubblico indicano infatti "il proseguimento dell'offerta dedicata agli investitori retail", lasciando spazio a un possibile ritorno del Btp Valore, dopo i circa 31,5 miliardi raccolti con le due emissioni del 2025, e anche a una nuova edizione del Btp Italia, legato all'inflazione, in vista della scadenza di un titolo per 6,45 miliardi. La seconda direttrice riguarda l'allungamento delle scadenze. Il Tesoro conferma che "il segmento decennale continuerà a mantenere il suo ruolo di punto di riferimento per l'intera curva dei rendimenti nominali italiana, anche in ottica dell'allungamento della vita media del debito". Non è escluso il ritorno dei cosiddetti matusalem bond: il Mef si riserva la possibilità di riaprire i titoli a 50 anni, come il Btp marzo 2072 o il trentennale marzo 2047. Le emissioni lorde a medio-lungo termine nel 2026 sono attese tra 350 e 365 miliardi, in calo rispetto ai 380 miliardi del 2025. Ma le emissioni nette saranno negative sulla scadenza 3 anni, segno di questa nuova politica. La terza gamba è l'attenzione ai mercati internazionali con le emissioni in dollari attraverso i programmi Global Bond ed Euro Medium Term Note, per intercettare l'interesse degli investitori globali tornati sui Btp, con una quota estera che a ottobre sfiorava il 34%.
Il tutto si inserisce in uno scenario di forte compressione degli spread sul Bund: Italia e Spagna viaggiano sui minimi da 16 anni, rispettivamente intorno a 70 e 50 punti base.
Alcuni economisti che vedono per il 2026 un'ulteriore discesa verso area 50-60 per l'Italia, complice la risalita dei rendimenti tedeschi legata all'aumento del debito di Berlino. Per Daniele Bivona di AcomeA, "uno spread Btp-Bund intorno ai 70 punti base è poco giustificato dai fondamentali".GDeF