La faida interna fa male alla fede

Non c'è nessuno, fra quei pochi rimasti a frequentare la Chiesa, che non sappia che questa storia delle accuse di monsignor Viganò al Papa è quasi esclusivamente una bolla mediatica, al massimo un problema per il Vaticano, ma inesistente nella vita quotidiana dei cattolici. Nelle parrocchie, negli oratori, nei movimenti ecclesiali si parla, e soprattutto si vive, di tutt'altro. E si sa che il problema della Chiesa non sono certo i preti pedofili, innumerevoli sui media ma lo zero virgola nella realtà. Monsignor Viganò non fa altro che ripetere, ad ogni inizio delle sue invettive, che parla «per il bene della Chiesa», che segue il «dovere di battezzato», e tutte queste premesse hanno il marchio evidente di excusatio non petita. Se si ricordasse davvero di essere un battezzato, monsignor Viganò non chiederebbe le dimissioni del Papa, perché saprebbe che il Papa è il Vicario di Cristo. Se si ricordasse poi, oltre che di essere battezzato, di essere un monsignore, saprebbe anche che la missione della Chiesa non è quella di essere impeccabile (gli uomini di Chiesa sono e saranno sempre peccatori: ogni uomo lo è) ma quella di essere indefettibile: cioè di non commettere errori nell'annunciare la verità. Nella storia della Chiesa molti pontefici si sono macchiati di gravi peccati, ma nessuno ha mai deviato dalla dottrina. Chiedere le dimissioni di un Papa perché non avrebbe punito abbastanza un cardinale (peraltro da lui rimosso) è un'assurdità che si commenta da sola. La verità palese, evidente, è che queste pubbliche polemiche sono fatte per il male, non per il bene della Chiesa. Non si tratta di tornare al «laviamo i panni sporchi in famiglia», al tenere tutto all'interno delle mura delle sacrestie. Alcuni sacerdoti hanno commesso reati (e peccati) gravissimi, ed è giusto che lo si sappia, è giusto che la Chiesa intervenga pubblicamente, è giusto che i colpevoli vengano puniti. Ma vogliamo forse dire che di tutto questo non si è parlato, da ormai molti anni a questa parte? Che cosa vogliono dire monsignor Viganò e i suoi corifei mediatici, che sullo scandalo dei preti pedofili c'è una cappa di silenzio? Ma andiamo. Se ne parla fin troppo, al punto da far passare il messaggio che il clero è una banda di pervertiti. La Chiesa è altro, i preti sono altro, i veri problemi sono altri, a partire da una secolarizzazione ormai diventata carne e sangue del popolo, e a partire ahimè anche da una perdita di fede che non ha risparmiato molti pastori, oggi impegnati più a parlare del sociale che non del trascendente. Il prete che oggi incontra i ragazzi a scuola o all'oratorio si accorge subito che essi non conoscono più neanche l'abc del cristianesimo, perché si è interrotta la tradizione, nel senso letterale del termine, cioè si è interrotta la trasmissione della fede da una generazione all'altra. La confusione fra i cattolici di oggi anche in materia di morale dalla famiglia alla difesa della vita è figlia di questa immane perdita del senso della fede. Resta inestirpabile in ogni persona il senso religioso, che è cosa diversa: è la domanda di fronte all'evidenza del Mistero. E i fedeli, ma direi tutti gli esseri umani, alla Chiesa chiedono risposte su questo, chiedono qual è il senso della vita, non chi ha ragione nelle beghe fra ecclesiastici.

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