Decisione choc del tribunale per i minorenni dell'Aquila sul caso della cosiddetta "famiglia del bosco". I giudici abruzzesi hanno disposto ieri l'allontanamento della madre, Catherine Birmingham, dai tre figli e, contestualmente, anche il trasferimento dei minori in un'altra struttura, previsto forse per oggi, separandoli tra loro. Una decisione che, come emerge dall'ordinanza, si fonda anche sulle relazioni degli educatori della casa famiglia che da mesi seguono il caso e che descrivono una situazione di crescente conflittualità all'interno della struttura. Il provvedimento piomba come un ennesimo fulmine su una vicenda già divisiva e smantella del tutto l'attuale assetto della famiglia, togliendo ogni riferimento ai figli della coppia dopo mesi trascorsi nella casa famiglia già separati dal papà, Nathan Trevallion.
La decisione del tribunale abruzzese arriva peraltro in concomitanza con l'inizio della perizia psicologica disposta dallo stesso tribunale per valutare le condizioni dei bambini e il loro rapporto con i genitori. Il consulente nominato dai giudici avrebbe dovuto mettersi al lavoro proprio ieri.
L'ennesima minaccia di una separazione, stavolta spinta a un livello tale da polverizzare l'unità della famiglia del bosco, spinge i periti della coppia a parlare di una scelta che li "terrorizza". Ma la misura ha provocato anche l'immediato intervento di Marina Terragni, Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, perplessa dalla decisione del tribunale abruzzese perché un ulteriore distacco improvviso rischierebbe per Terragni di infliggere ai minori nuovi traumi. Il Garante nel suo parere richiama inoltre una precedente valutazione della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, nella quale si sottolineava la necessità di garantire ai minori la continuità dei legami familiari e di evitare interventi che possano destabilizzare ulteriormente il loro equilibrio psicologico.
Ma come si diceva, a influenzare la decisione dei giudici abruzzesi sarebbero state soprattutto le relazioni redatte dagli educatori della casa famiglia e quelle dei servizi sociali, peraltro riprese dall'ordinanza del tribunale abruzzese. Per loro, Catherine è un personaggio "ostile e squalificante": la madre diffiderebbe di tutti gli operatori, contestando apertamente il lavoro del personale e scoraggiando la collaborazione dei figli.
Secondo alcune relazioni riportate dai giudici, la madre avrebbe progressivamente ignorato le regole organizzative della comunità, portando i bambini nel proprio alloggio per lunghi periodi e sottraendoli, di fatto, alla supervisione degli educatori. Anche i bambini avrebbero risentito di conseguenza del clima di tensione che la donna avrebbe contribuito a creare, tanto che gli operatori parlano di diversi episodi di forte conflittualità con i minori, con i bambini che avrebbero anche rotto degli oggetti e tentato di colpire le educatrici realizzando bastoni con pezzi di persiane, ferendone anche leggermente una.
Nell'ordinanza i giudici sottolineano inoltre come la presenza costante della madre abbia finito per essere "gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l'equilibrio emotivo e l'educazione dei minori".
Da qui la decisione, drastica, di disporre il trasferimento dei bambini in un'altra comunità educativa e la loro separazione, interrompendo al contempo anche la convivenza con la madre, con la quale sono comunque previsti incontri protetti e contatti a distanza.
Una soluzione che però, come detto, anche se supportata dalle relazioni delle operatrici
della casa famiglia, è destinata a fare discutere.Resta da vedere se verrà immediatamente eseguita o se invece, come auspicato dal Garante per l'infanzia, si attenderà prima il termine delle perizie psicologiche del Ctu.