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Favori e mozzarelle in cambio di nomine. La "svolta" di Fico ipotecata da De Luca

Scelte pilotate e clientele. Impietosa la Corte dei Conti: "Concorsi trasparenti"

Favori e mozzarelle in cambio di nomine. La "svolta" di Fico ipotecata da De Luca
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Che nessuno osi chiamarlo destino o errore medico. Se a un bimbo di due anni viene impiantato un cuore pur accorgendosi che è deteriorato, c’è qualcosa che non va nell’intero sistema sanitario. In Campania le cose che non funzionano sono parecchie. Non sono bastati la terra dei Fuochi, un commissariamento di 10 anni e un piano di rientro che stenta a terminare. Si continua a raccomandare l’amico di partito, pazienza se il suo curriculum è lontano anni luce dai requisiti dei concorsi. Vince ancora la logica - offensiva e un po’ cialtrona - delle Zizzone di Bettipaglia in regalo per chiedere la spintarella.

Qualcuno dica al presidente della Campania Roberto Fico che non è più in campagna elettorale. E che quello che dice deve fare. Dichiarare che "la politica deve restare fuori dagli ospedali", come ha promesso, non è un impegno di poco conto. Soprattutto in una regione reduce da anni di concorsi locali truccati, bloccati per inciuci e compravendita dei posti, pacchi di mozzarelle recapitati per ottenere le nomine, curriculum non esattamente aderenti ai profili professionali richiesti.

"PORCHERIE CLIENTELARI"

"Porcherie clientelari" le aveva definite lo stesso ex presidente campano Vincenzo De Luca. Che tuttavia, pur predicando una trasparenza totale ("Siamo gli unici con il portale Campania Casa di Vetro"), cosa ha sfoderato come ultima mossa del suo mandato? La nomina (blindata) di tutti i dirigenti della sanità per i prossini 5 anni. Ovviamente vicini alla galassia Pd. Un giochetto per cui le parole di Fico sulla "politica fuori dagli ospedali" stridono già a inizio mandato. La partita in gioco per i prossimi anni è enorme: altro che Zizzone di Battipaglia. La Campania deve ancora uscire dal piano di rientro. Dopo lo scandalo della Terra dei Fuochi, dopo un commissariamento lungo 10 anni (dal 2007 al 2019), dopo bilanci sistemati a discapito dei servizi sanitari, il ministro Orazio Schillaci nutre ancora parecchi dubbi: "I risultati dimostrano ritardi in tante prestazioni". Il ministero ha bloccato l'uscita della regione dal piano di rientro, il Tar le ha dato ragione e, di tutta risposta, il ministero ha presentato ricorso al Consiglio di Stato. "Abbiamo bisogno di uscire dal piano di rientro per sbloccre tante situazioni- spiega Lorenzo Latella, tribunale dei diritti del malato - Ad oggi non possiamo spendere soldi in aggiunta rispetto alla quota del fondo nazionale. Di fatto possiamo spendere come nel 2011 meno il 2,4%. E poi è urgente tornare a organizzare i concorsi regionali, per ora bloccati: mancano 16mila operatori sanitari e non c'è nemmeno un reparto con il personale adeguato". Inoltre bisogna aprire le case di comunità". È curioso, se non raccapricciante, leggere come sul portale della Regione Campania la sanità venga descritta come "modello di organizzazione con un livello di assoluta eccellenza" in base ai dati Agenas.

LE ISPEZIONI

Andiamo a controllare. Ed è la stessa Agenas (l'Agenzia nazionale che controlla i servizi sanitari regionali) ad aver ordinato ispezioni speciali per tutto l'anno. Sono ben 51 gli ospedali da sottoporre ai raggi X e 84 le aree da verificare. Le aree da migliorare spaziano dalla gestione dell'ictus all'infarto, dal parto alle malattie respiratorie. A controbilanciare questo quadro, il Federico II di Napoli, annoverato invece tra i migliori d'Italia. Che ha gli stessi problemi degli altri ospedali (mancanza di personale, doppi turni) ma resta tra le eccellenze.

LA CORTE DEI CONTI

Nel 2024 la Corte dei Conti della Campania ha emesso 62 sentenze di condanna per 19 milioni di euro, 75 citazioni in giudizio per 31 milioni (187 persone in giudizio) e aperto 9.700 fascicoli, molti dei quali riguardanti la materia della sanità che presenta "diverse criticità" nella gestione delle risorse. Cosa non funziona? "Manca personale - ci spiega Michele Oricchio, presidente di Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti in Campania - Con il commissariamento di 10 anni, i concorsi regionali sono rimasti bloccati per troppo tempo e quindi hanno ridotto il turn over. Inoltre nella gestione degli incarichi l'eccessiva vicinanza tra chi amministra e chi è amministrato non sempre garantisce le scelte migliori". Secondo Oricchio è meglio indire pochi concorsi ma iper controllati.

"Serve di sicuro più trasparenza nella gestione delle selezioni pubbliche in modo da evitare anche il solo sospetto di favoritismi in un settore così delicato che attiene al diritto fondamentale alla salute. La sanità campana non è esente dal rischio di interventi a 'gamba tesa' della politica. Serve assicurare professionalità".

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