Finanziavano la Jihad in 49 Paesi: a Bari 4 in manette per terrorismo

Inviato un milione di euro da un money transfer di Andria

Finanziavano la Jihad in 49 Paesi: a Bari 4 in manette per terrorismo

Da una parte quattro giovanotti pugliesi senza mestiere nè reddito, abituati a campare di reati da quattro soldi. Dall'altra, un network internazionale di finanziamento del terrorismo islamico, una organizzazione globale in grado di fare arrivare fiumi di denaro ai reparti combattenti dell'Isis. Chi li abbia assoldati, quale movente li abbia spinti, è ancora un mistero: ma anche i quattro di Andria diventano pedine della rete che raccoglie il denaro e lo fa arrivare nelle mani dei tagliagole dello Stato islamico.

Adesso i quattro sono in carcere, grazie all'indagine dei finanzieri del Gico di Bari, con l'accusa di finanziamento del terrorismo. Reato pesante, pena fino a quindici anni. Ma ancora più pesante è il contesto in cui - va a sapere come - il quartetto era inserito: venuto alla luce quando la Procura antiterrorismo di Parigi ha segnalato all'Italia che anche da Andria erano partiti dei bonifici a favore di Marc Haddad alias Marc Lebon, un libanese considerato un finanziere a tempo pieno dell'Isis. E si è scoperto che i pugliesi non mandavano soldi solo a Haddad. Mille bonifici in quattro anni, quarantadue destinatari sparsi tra Siria, Libano, Territori palestinesi, Giordania, ma anche repubbliche dell'ex Unione Sovietica. E sull'utilizzo che veniva fatto dei quattrini incombe una coincidenza raggelante: il 30 gennaio 2018 uno degli andriesi, Walter Lopetuso, firma uno dei cinque bonifici che arrivano in contemporanea al collettore russo Rusian Davlteshin. Pochi giorni dopo, il 18 febbraio, un estremista islamico irrompe in una chiesa ortodossa a Kizlyar, nel Daghestan, e falcia a raffiche di kalashnikov cinque donne che stanno pregando. L'Isis rivendica.

Da chi i quattro italiani prendessero i soldi che da Andria spedivano in mezzo mondo non è dato sapere. Certamente non erano soldi loro: i loro curriculum parlano di piccolo spaccio, truffe alle assicurazioni, furti. Facevano da tramite, servivano a ripulire il percorso dei quattrini. Perché lo facevano? La risposta più ovvia sarebbe: prendevano una percentuale, una commissione. Ma sulla pagina Facebook maldestramente ripulita del più anziano dei quattro, il 42enne Pasquale Petruzzelli, le «fiamme gialle» trovano collegamenti e immagini che inneggiano alla jihad. C'è persino, ritratto come un martire, Saddam Hussein. Un caso di indottrinamento che ha scavalcato barriere di lingua e di etnia?

Ma non è tutto. Analizzando i bonifici dei quattro, la Gdf ha scoperto che non solo da Andria partivano i bonifici verso i collettori dell'Isis. Agli atti dell'indagine c'è l'elenco di altri mittenti italiani o residenti in Italia. E dentro c'è davvero di tutto: Sabev Tsvedan detto Sasà il Bulgaro, ingegnere finito al soldo della camorra scissionista e oggi pentito; o Alberto Foderaro, un colletto bianco di Reggio Emilia con precedenti per ricettazione e riciclaggio. E poi scassinatori di appartamenti, piccoli trafficanti, incensurati. Tutti pronti a presentarsi in un money transfer con i contanti in mano - di solito 199,99 euro, per sottrarsi ai controlli - per mandarli a destinatari di cui quasi sicuramente non conoscono il volto. Ma di cui conoscono perfettamente, secondo l'ordinanza di custodia del gip di Bari, il ruolo operativo nella galassia del terrore.

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