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La fine dell'esilio è a un passo

Con l'anticipazione della conclusione della condanna, Berlusconi vede avvicinarsi anche la fine dell'interdizione dai pubblici uffici

La fine dell'esilio è a un passo

E adesso la fine è davvero vicina. Non solo la fine degli orari rigidi e un po' avvilenti, dei giorni comandati per stare a Roma o a Milano, degli incontri con gli anziani di Cesano Boscone (che pure sono la parte della sua pena che a Silvio Berlusconi si dice siano pesati di meno). Con l'anticipazione all'8 marzo (o all'11, secondo altri calcoli) concessa oggi dal tribunale di sorveglianza di Millano della conclusione della sua condanna per la vicenda dei diritti tv, Berlusconi vede avvicinarsi anche la fine della pena accessoria che gli era stata inflitta insieme all'anno di carcere: l'interdizione dai pubblici uffici. Una volta che i giudici di sorveglianza avranno sancito che l'affidamento ai servizi sociali ha avuto esito positivo, dichiareranno estinta la pena principale e - come prevede la legge penitenziaria - anche tutte le pene accessorie. A quel punto, solo la legge Severino, che ha provocato la sua decadenza dal Senato, separerebbe il Cavaliere dalla possibilità di ricandidarsi. E la legge Severino è, come noto, sotto scopa davanti alla corte europea dei diritti dell'Uomo, che dovrà decidere se si possa applicare retroattivamente. E' quel che Berlusconi e i suoi legali ritengono inammissibile e che, sotto altri profili, contestano anche i sindaci di Napoli e di Salerno, De Magistris e De Luca, anche loro sospesi dalla carica in base alla Severino.

Insomma: scenario in movimento. Certo, c'è prima da aspettare che - una volta scontata la pena - il tribunale riconosca che l'affidamento di Berlusconi ai servizi sociali è andato a buon fine. Ma è un riconoscimento assai probabile, visto il tenore delle relazioni con cui gli assistenti sociali hanno riferito in questi mesi al giudice Beatrice Crosti dell'andamento dei colloqui col condannato e della sua attività tra gli anziani. Proprio sulla base di queste relazioni la dottoressa Crosti ha ritenuto, col provvedimento depositato stamane, di andare contro al parere con cui il pubblico ministero Ferdinando Pomarici si era opposto (contro l'opinione del suo capo, il procuratore Bruti Liberati) alla concessione dello scontro. Verosimilmente per la Crosti l'incidente iniziale, quando Berlusconi si lasciò andare ad alcuni giudizi severi verso la magistratura, e per questo venne richiamato al rispetto delle disposizioni della sentenza, è stato superato dalla buona condotta tenuta dall'ex presidente del Consiglio nei mesi successivi.

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