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Fondi Lega, Salvini tira dritto: "I giudici si rassegnino: ora governiamo noi"

Il leghista: "Processi politici come in Turchia". E sul ddl anticorruzione targato M5s: "Così si indagano 60 milioni di italiani"

Fondi Lega, Salvini tira dritto: "I giudici si rassegnino: ora governiamo noi"

All'indomani della sentenza del Tribunale del Riesame che ha confermato il sequestro di 49 milioni di euro, Matteo Salvini mette subito le cose in chiaro: "Il nome Lega resta, per ora".

Ma allo stesso tempo non ha dubbi: "È chiaro che cercano di metterci i bastoni fra le ruote. E l'accusa di sequestro di persona, e l'abuso d'ufficio, e il sequestro dei conti... mi sembra che si stia esagerando. È evidente che qualcuno non si rassegna al fatto che Salvini sia al governo. Perché quello che sta subendo la Lega è un processo politico senza precedenti - spiega il leghista a La Stampa - Anzi, sì, uno c'è: è successo qualcosa del genere in Turchia, quando a un partito fu sequestrato tutto il patrimonio prima ancora della condanna e poi la stessa magistratura fu costretta a restituirglielo". E si rivolge indirettamente a Mattarella: "C'è un garante della Costituzione che deve far rispettare i diritti politici di 60 milioni di italiani".

Sul partito unico di centrodestra: "Tutto questo dibattito sul partito unico mi appassiona pochissimo. Ho altro di cui occuparmi". Sulla manovra economica poi spiega: "Sarà definita, si vedrà che, rispettando le regole, avremo iniziato a fare quel che abbiamo promesso su legge Fornero, riduzione del peso fiscale e stralcio delle cartelle esattoriali".

Il vicepremier poi parla del ddl anticorruzione approvato ieri dal Cdm (a cui lui non ha presenziato) ed espone diverse critiche: "Credo che questo decreto sia un segnale importante, ma che il Parlamento gli apporterà qualche modifica. Giustissimo stroncare corrotti e corruttori, assenteisti e truffatori, però in Italia non ci possono essere 60 milioni di indagati. Non possiamo mettere tutti alla mercé del primo giudice che inizia a intercettare o pedinare o indagare chiunque gli capiti a tiro".

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