Forteto, il mostro va in cella. A Fiesoli 15 anni e 10 mesi

Confermata la sentenza di appello per abusi: il profeta della comunità amata dalla sinistra ritorna in carcere

Forteto, il mostro va in cella. A Fiesoli 15 anni e 10 mesi
Rodolfo Fiesoli indagato del Forteto dal trubunale di Firenze

È definitiva la condanna di Rodolfo Fiesoli a 15 anni e 10 mesi per abusi e maltrattamenti su minori. Per il «profeta» della comunità di accoglienza del Forteto, a Vicchio del Mugello, si sono riaperte le porte del carcere ieri mattina dopo che venerdì, in tarda serata, la Cassazione ha emesso il verdetto. Fiesoli, 76 anni, ha avuto un malore quando i carabinieri hanno suonato a casa sua, a Pelago: è stato visitato all'ospedale di Ponte a Niccheri e poi rinchiuso in cella a Sollicciano.

La Cassazione ha confermato in larga parte la sentenza d'appello e quindi l'impianto accusatorio contro quanti per decenni hanno gestito la comunità dove i minori venivano plagiati, sfruttati e abusati. «Un'esperienza drammatica, a tratti criminale», dicono le carte processuali. Ma la sentenza coinvolge un intero sistema di potere in Toscana, fatto di complicità sottaciute e appoggi espliciti, di «corto circuito istituzionale», «strumentalizzazione» e una «linea di credito illimitata» aperta da Regione, Comuni rossi del Mugello, tribunale dei minori, servizi sociali, galassia coop.

Il Forteto è una comunità di accoglienza ma anche una coop agricola rossa, tuttora funzionante, dove i minori accolti erano mandati a lavorare. Ha ottenuto finanziamenti e crediti, i suoi capi erano invitati a convegni importanti per spiegare il modello «educativo», la giustizia minorile continuava a inviare sul Mugello bimbi tolti alle famiglie che precipitavano in un abisso di violenze morali, fisiche e sessuali. Fiesoli e il suo braccio destro Luigi Goffredi (per lui condanna a 6 anni annullata per prescrizione) erano già stati arrestati nel 1978, pochi anni dopo la fondazione della comunità, per atti di libidine violenti e maltrattamenti su minori disabili e definitivamente condannati nel 1985. Nessuno poteva dire di ignorare le mostruosità del Forteto.

Ma chi comandava in Toscana parlò di complotto ed errore giudiziario. Tribunali, servizi sociali, Pci-Pds-Ds che governava e foraggiava generosamente il Forteto con denaro pubblico (molti Vip del partito chiudevano sul Mugello le loro campagne elettorali) hanno fatto credere che Fiesoli e compagni fossero i portatori di un'eccellenza educativa: ma il loro metodo era denigrare i genitori naturali, insegnare che il rapporto tra uomo e donna è impuro, fare il lavaggio del cervello ai piccoli ospiti. I ragazzi presi in affido venivano assegnati non a una coppia vera, ma a due «genitori funzionali» intercambiabili. L'omosessualità era presentata come liberatrice dalla materialità. Il «profeta» aveva rapporti sessuali con bambini e adulti, il Forteto era il suo «territorio di caccia», come hanno scritto i giudici.

La voce delle vittime è rimasta inascoltata fino al 2011 quando Fiesoli è stato di nuovo arrestato e la Procura di Firenze ha ripreso, con enorme fatica e tra pesanti diffidenze, a scavare negli orrori della comunità. Un grosso aiuto è venuto da una commissione d'inchiesta bipartisan voluta dalla Regione Toscana e guidata da Stefano Mugnai (Forza Italia), che ha ascoltato le vittime e ricostruito scrupolosamente le vergogne del Mugello. «È stato un percorso lungo e di grande sofferenza dice Mugnai, oggi capogruppo azzurro in consiglio regionale ma giustizia è fatta. La Cassazione rende alle vittime giustizia nel diritto. Ora si apra la via della necessaria giustizia morale verso questi ex bambini che venivano affidati dalle istituzioni all'interno di quella comunità-setta. Il conformismo culturale e amministrativo è stato determinante affinché le violenze e gli abusi al Forteto si protraessero per 30 anni, ma con questa sentenza l'asse del conformismo si ribalta. Già altre sentenze affini, sempre sul Forteto, rimasero inascoltate. Non permetteremo che accada di nuovo».

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