«Fortunato e grato». E Akihito abdica

Giappone, è la prima volta dopo 200 anni. E a Naruhito potrebbe succedere una donna

Manuela Gatti

Si è chiusa l'era Heisei, si apre l'era Reiwa: l'85enne Akihito non è più imperatore del Giappone. Al posto suo, nella notte italiana, si è insediato sul Trono di Crisantemo Naruhito, 59 anni, il suo primogenito: è lui il nuovo Tenno, il nuovo «sovrano celeste» nipponico. Un passaggio carico di significati e solennità, perché riguarda la più antica monarchia del mondo, che fino al 1945 veniva considerata semidivina; perché è la prima abdicazione da 200 anni, e per renderla possibile hanno dovuto approvare una legge specifica; e perché potrebbe aprire a un'epoca di ulteriore rinnovamento, anche per la stessa linea dinastica, da cui ora le donne sono escluse.

La cerimonia con cui Akihito, da trent'anni imperatore del Giappone, ha dato l'addio allo scettro è stata come ce la si aspettava: breve e sobria. Dieci minuti in tutto, davanti a 294 partecipanti: oltre ai membri della famiglia reale - l'erede Naruhito e la moglie Masako in primis - anche i rappresentanti del governo. Prima dell'abdicazione il Tenno uscente ha partecipato a un rituale scintoista in tre edifici all'interno del complesso imperiale di Tokyo: vestito con un kimono color cannella - colore che può essere usato solo dall'imperatore - e con un cappello nero tradizionale alto mezzo metro, Akihito ha portato omaggio alla dea Amaterasu, un tempo considerata antenata della famiglia imperiale nipponica. Concluso il rito, è stata la volta della cerimonia di abdicazione vera e propria, in abiti civili, nella Sala dei Pini del Palazzo imperiale. Il suo discorso è stato conciso, proprio come quello con cui si era insediato sul trono l'8 gennaio 1989. «Oggi concludo i miei doveri di imperatore - ha detto Akihito leggendo da una pergamena -. Ho sempre potuto godere di grande fiducia e rispetto da parte del popolo e per questo mi sento fortunato e grato». Un grazie «al popolo che mi ha sostenuto e accettato nel ruolo di simbolo dello Stato» e al primo ministro in carica, Shinzo Abe, che lo ha preceduto nella cerimonia. «Domani comincia la nuova era Reiwa - ha aggiunto l'imperatore emerito -. Mi auguro che si raccolgano i molti frutti della pace e prego perché il nostro popolo e il mondo possano avere tranquillità e felicità».

È proprio questo, d'altronde, il senso dei kanji scelti per incarnare lo spirito del periodo in cui il Giappone si prepara a entrare: Reiwa, il nome della nuova era imperiale che sarà utilizzato anche nei calendari ufficiali, significa «ordine e armonia». Naruhito, insomma, si prepara a portare avanti l'eredità del padre, che ha presieduto l'era Heisei, «pace ovunque». Il trentennio di impero di Akihito è stato in effetti il più pacifico nella storia del Paese, nonostante sia stato segnato da catastrofi come il terremoto di Kobe nel 1995 e il disastro di Fukushima del 2011. Le armi sono state archiviate con il padre di Akihito, Hirohito, il Tenno della spinta imperialista, delle numerose guerre e della sconfitta nel Secondo conflitto mondiale. Al nuovo imperatore, il primo a essere educato all'estero (ad Oxford, mentre la moglie Masako ad Harvard), toccheranno le sfide della globalizzazione. E anche quelle del futuro della dinastia imperiale: Naruhito e Masako hanno una sola figlia, la principessa Aiko, nata nel 2001. Aiko non potrà succedere al padre, perché le principesse sono tradizionalmente escluse dalla linea ereditaria, che si fonde sul «sangue maschile imperiale», ma da tempo si discute di una possibile riforma. Nel frattempo la cerimonia con cui Naruhito è salito al Trono di Crisantemo si è svolta a porte chiuse per le donne. Un'eccezione è stata fatta per l'unica ministra del gabinetto di Abe, Satsuki Katayama. La neo imperatrice Masako ha dovuto attendere fuori.

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