Forza Italia sposa la linea realista: adesso serve cautela sulle riaperture

Tajani insiste sullo scostamento di bilancio da 20-30 miliardi. Gelmini: obbligo di vaccino per i sanitari. Carfagna: giusto valutare in base ai dati

Forza Italia sposa la linea realista: adesso serve cautela sulle riaperture

Nessuno mette in dubbio che l'eliminazione del virus rappresenti la migliore politica per la salute e per l'economia. Ma in questa fase di lento, graduale miglioramento e con il traguardo dei vaccini alle viste il dilemma delle riaperture si fa sempre più forte, anche dentro la maggioranza e dentro il centrodestra. Nelle ultime ore diverse fonti della Lega hanno riferito che non si può considerare scontata la chiusura per tutto aprile perché ogni decisione sarà presa «valutando i dati».

Forza Italia, invece, sia pure con sfumature diverse al suo interno, invita a percorrere quello che tutti si augurano essere l'ultimo miglio in piena sicurezza, assicurando però ristori adeguati. Durante l'ultima cabina di regia la ministra Mariastella Gelmini ha chiesto uno scostamento di bilancio subito dopo Pasqua per una cifra tra i 20 e i 30 miliardi. E ieri sera, intervistata da Fabio Fazio ha rimarcato l'obbligatorietà vaccinale per gli operatori sanitari: «Serve una regola unica necessaria per garantire non solo la salute degli operatori sanitari,ma anche dei malati».

«Bisogna salvare l'economia italiana immettendo liquidità sul mercato per evitare il fallimento delle imprese» chiede Antonio Tajani. «Serve uno scostamento di bilancio subito da 20 miliardi e ripetere la stessa operazione ogni mese». Il capogruppo alla Camera Roberto Occhiuto rivendica «l'atteggiamento responsabile e realista di Forza Italia». «Con 24mila contagi al giorno - spiega - è davvero difficile programmare riaperture per le prossime settimane», ma serve «una sorta di tagliando da fare a metà aprile, che magari, con numeri meno drammatici, possa portare a qualche mirata riapertura».

Un invito a non ipotecare il mese di aprile arriva da Annamaria Bernini. «Abbiamo sempre sostenuto il principio di massima precauzione. Vogliamo che gli italiani tornino a lavorare, ma non al caro prezzo di numeri drammatici sul fronte dei contagi. Tuttavia, se il trend si dovesse confermare in calo, crediamo necessario fare un passo in avanti dando certezze a famiglie e imprese che hanno bisogno di programmare, dagli acquisti agli spostamenti. No, quindi, ad aperture sconsiderate, ma non possiamo nemmeno ipotecare il mese di aprile. Negare a priori questa opportunità sarebbe un ulteriore colpo al senso di responsabilità e alla fiducia degli italiani». Una linea non dissimile da quella di Alessandro Cattaneo. «Posto che la priorità è vaccinare tutti e in fretta, il governo valuterà via via l'andamento dei dati, con una certa flessibilità potrebbe anche dare l'ok per qualche apertura. Nella speranza e nella ragionevole certezza che questo sia veramente l'ultimo sforzo prima di una stagione diversa».

Mara Carfagna, si schiera sulla linea della prudenza: «Tutti vorremmo riaprire, lo scontro tra aperturisti e rigoristi non mi appassiona. Il presidente Draghi ha detto una cosa tanto saggia quanto ovvia: decideremo sulla base dei dati. Una volta che la campagna vaccinale sarà decollata e si ridurranno i numeri dei ricoveri e dei decessi sarà possibile ritornare alla normalità». E se Maurizio Gasparri chiede «vaccinazioni di massa subito, partendo da anziani e precari, non dai magistrati», Licia Ronzulli punta sul passaporto sanitario annunciato dal commissario europeo Breton, «uno strumento che, insieme alla campagna vaccinale di massa, ci potrà ricondurre verso il ritorno alla normalità già questa estate. È un'iniziativa che oltre a restituirci almeno parte di quella libertà di cui il Covid ci ha privato, avrà degli importanti effetti positivi anche sull'economia e sul turismo in particolare, un settore fondamentale per l'Italia».

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