Francesco e le discoteche in Sardegna. "Le mascherine? Dentro era un caos"

Il 21enne ha scoperto di essere positivo: ora è in isolamento

Francesco e le discoteche in Sardegna. "Le mascherine? Dentro era un caos"

Francesco, 21 anni, Roma, ha scoperto di essere positivo al Covid il 14 agosto, alla vigila del decreto per la chiusura delle discoteche. Così anche i suoi amici, di ritorno da una vacanza in Sardegna con tappa all'Argentario. Ha avuto sintomi lievi, passati dopo qualche giorno, e fa parte dei 18mila reclusi per Covid.

Ora è a metà della sua quarantena e, fra ricerche per la tesi di laurea in Economia, serie tv e cene ordinate su Glovo, qualche domanda comincia a porsela su come sono andate le cose. D'accordo, lui e i suoi amici magari qualche assembramento se lo potevano anche risparmiare, ma in fondo non hanno fatto nè più nè meno di quello che era consentito fare. «Ci dicevano che era meglio passare l'estate in Italia e così abbiamo fatto. Ci dicevano che in discoteca si poteva andare semplicemente mettendo la mascherina. E abbiamo seguito le regole». Ora Francesco non ci sta a passare per un untore irresponsabile. «Noi giovani facciamo quello che è consentito e che ci viene detto: dopo i primi tamponi siamo stati tutti molto responsabili, ci siamo isolati e stiamo tutti rispettando in modo ligio la quarantena - spiega - Per settimane, da giugno in avanti, ci hanno fatto percepire che non c'era più pericolo e il virus non c'era più, hanno dato degli allarmisti ai medici che sostenevano il contrario. Noi ventenni è ovvio che, dopo mesi di lockdown, non vedevamo l'ora di tornare alla vita sociale, ma ora non diano la colpa a noi se i contagi sono aumentati». Qualcosa non ha funzionato nell'organizzazione dei locali: «Entravamo con la mascherina, ma quasi mai ci veniva misurata la temperatura all'ingresso. All'interno delle discoteche le piste erano piene, da soffocare, la mascherina se la mettevano tutti in tasca, senza che nessuno dicesse niente. Insomma, ci consentivano di entrare in un Paese dei Balocchi in cui ogni cosa sembrava lecita senza che percepissimo di essere a rischio».

A non rispettare le regole sono gli stessi gestori che oggi invocano la riapertura delle discoteche per «salvare la stagione». «Una follia - commenta Francesco - Hanno chiuso in fretta e furia quando già il virus aveva abbondantemente circolato tra noi ragazzi e ora molti cercano di promuovere la riapertura, pensando più al portafoglio che alla nostra salute». Ripensano ai contatti e a chi si è ammalato, Francesco si è fatto un'idea: «Si è infettato solo chi è stato direttamente a contatto con amici che a loro volta erano stati in vacanza all'estero, tipo a Ibiza. Altrimenti la catena dei contagi si è interrotta velocemente. Ad esempio io ho dormito assieme a un amico, ho scambiato la bottiglietta d'acqua con un altro ma nessuno dei due è risultato positivo ai test».

Alla fine dell'isolamento manca una settimana, giusto il tempo di impaginare come si deve la tesi. I messaggi nelle chat degli amici sono quotidiani, un misto tra un bollettino medico e un po' di compagnia per passare la giornata. «Quel che è certo è che per un bel pezzo a ballare non ci andiamo più».

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