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"Era guerriglia". Eppure il giudice mette a piede libero i violenti di Torino

Il gip parla nelle carte di strategia eversiva. Ma i tre fermati sono già fuori

"Era guerriglia". Eppure il giudice mette a piede libero i violenti di Torino
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Scene disumane. Una città sottosopra. Oltre cento agenti feriti, uno di loro assalito e colpito ferocemente con un martello da sedicenti manifestanti. È questo quello che resta del corteo svoltosi sabato a Torino in "sostegno" di Askatasuna. O meglio, quello era il motivo ufficiale: mostrare vicinanza e solidarietà verso un centro sociale che, come è normale che sia in uno stato civile, è stato sgomberato dallo stabile occupato. Anche se, come si evince dalla stessa cronaca dei violenti eventi, la vera matrice risiede nella volontà dei gruppi eversivi di generare disordini. Il problema è che all'appello mancano i responsabili di quello scempio.

Ma c'è di più, perché tre di loro sono stati fermati e ieri il tribunale di Torino, nello specifico il giudice per le indagini preliminari, ha ritenuto opportuno liquidare al momento le loro posizioni con una detenzione domiciliare e due obblighi di firma. Angelo Simionato, il 22enne originario della provincia di Grosseto, è stato arrestato in differita per gli scontri alla manifestazione e "immortalato in diversi frangenti nell'atto di compiere allarmanti azioni violente nei confronti delle forze di polizia, così da dare prova di una particolare convinzione delittuosa o quantomeno di una preoccupante insensibilità rispetto alle regole del vivere comunitario", scrive il gip del nell'ordinanza di convalida dell'arresto e applicazione dell'ordinanza di misura cautelare per il 22enne, che è stato sottoposto agli arresti domiciliari perché sospettato di aver preso parte all'aggressione del poliziotto durante gli scontri.

Simionato, seppure incensurato, si legge nel provvedimento, risulta già a più riprese segnalato e denunciato per "l'imbrattamento di un immobile, per spaccio, favoreggiamento personale, e porto di un coltello". Una manifestazione in cui c'era una precisa strategia dell'eversione di un gruppo che attaccava con scudi protettivi in lamiera, lanciando contro le forze dell'ordine pietre, bottiglie di vetro, razzi, materiale recuperato in strada come pezzi di selciato o insegne stradali. Diversa, invece, la decisione presa per Matteo Campaner e Pietro Desideri: sono entrambi incensurati, privi di segnalazioni, e non risultano militare in gruppi organizzati. E per questo la giudice Irene Giani ha disposto l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per il 34enne e il 32enne torinesi. Come se aver partecipato (almeno questo è quanto sostiene l'accusa) ad atti violenti non sia degno di misure più severe. Anche perché è nella stessa ordinanza che si descrive lo scenario come "una vera e propria guerriglia urbana" con oltre 1500 soggetti coinvolti in un'azione "preordinata e organizzata".

Ma, nonostante venga riconosciuto il quadro drammatico della piazza, loro oggi sono a piede libero. Ed è proprio per questa decisione che il centrodestra è insorto. "Già a piede libero. Vergogna", è il commento del vicepremier Matteo Salvini. Per il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri è "una decisione che ci sconcerta e offende il sacrificio delle forze dell'ordine. Poi dicono che non si deve votare sì per la riforma della giustizia. Questo è un ulteriore episodio di uso politico della giustizia".

Sgomento anche da parte del sindacato di polizia, soprattutto a fronte di quanto ricostruito in denuncia dal poliziotto vittima dell'aggressione "da numerosi soggetti che mi sfilavano il casco e lo scudo, per poi colpirmi ripetutamente alla testa e sul corpo". Poi spiega che "ho tentato di divincolarmi ma venivo ripetutamente trattenuto. I miei aggressori si sono impossessati del mio scudo, della maschera antigas e del casco in dotazione personale, rendendo più vulnerabile la mia posizione. Sarei riuscito a fronteggiare due o tre manifestanti, ma l'intero gruppo è stato impossibile fronteggiarlo".

Infatti il vicepremier Antonio Tajani si chiede "come può un cittadino sentirsi sicuro di fronte a questo modello di giustizia? Come possono sentirsi le forze dell'ordine di fronte a questo svilimento del loro lavoro? Spero solo che certe decisioni non vengano prese in base a sensibilità politiche. Garantisti sì, ma sempre in un quadro di rispetto delle leggi e del diritto".

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