Gendarmi, controlli e code: Schengen muore a Ventimiglia

Lo scontro Macron-governo si sposta alla frontiera. Da Parigi verifiche su treni e auto a caccia di clandestini

Code chilometriche, controlli a tappeto a caccia di migranti nascosti, verifiche capillari a bordo dei treni anche sui documenti dei lavoratori frontalieri. Nel silenzio generale, su cui si staglia il grido d'allarme della comunità locale, a Ventimiglia il trattato di Schengen non esiste già più.

All'indomani del vertice europeo sull'immigrazione, quello dell'Italia contro tutti, che ha portato all'innalzamento della tensione con la Francia, lo scontro tra Salvini e Macron si è spostato qui, sul ring della frontiera italiana. Con un'ulteriore stretta da parte di Parigi sui controlli della gendarmerie a «caccia» di eventuali «clandestini» che cerchino di attraversare il confine.

Un pugno duro che va avanti da mesi, basti ricordare l'anno appena trascorso con i severi respingimenti degli agenti francesi, gli sconfinamenti in territorio italiano, le polemiche e le prove di forza. Ma da giorni, dopo le dure parole volate sull'asse Roma-Parigi, lo scontro muscolare si è fatto più pesante, con la Francia che di fatto ha sospeso la libera circolazione delle persone. Uno scenario che rischia di innescare un effetto domino e di provocare danni economici e scoiali alla città di Ventimiglia che si sta, di nuovo, trasformando in un imbuto dopo l'emergenza di due anni fa.

Domenica si sono formati sei chilometri di coda per i controlli a tutti valichi: in uno di questi, a Fanghetto, le forze d'Oltralpe hanno posizionato un presidio mobile per monitorare chi entra in Francia attraverso la strada statale del Col di Tenda. Qui la polizia ha fermato e controllato ogni mezzo, chiedendo di aprire i bagagliai. Il ripristino della frontiera ha causato incolonnamenti con tempi di percorrenza fimo a cinque ore rispetto alle due normali. Sono dovuti intervenire i carabinieri per monitorare l'emergenza delle auto in coda lungo il tunnel che collega i valichi.

«È una ritorsione - sentenzia il sottosegretario all'Interno, il leghista Nicola Molteni - i controlli di Schengen possono essere sospesi, ma nell'ambito di un contesto condiviso, non è che i francesi possono fare quello che vogliono, altrimenti questo determinerebbe da parte francese la morte di Schengen, ne prendiamo atto e ognuno si prenderà le sue responsabilità».

La frontiera è tornata. Anche sui convogli carichi di lavoratori frontalieri che subiscono controlli sui documenti e, lamentano, sono costretti ad anticipare le partenza fino a due ore per non fare tardi sul posto di lavoro. La situazione rischia di precipitare e di relegare Ventimiglia stretta in una tenaglia. Tanto che il sindaco Enrico Iacolano ha chiesto al prefetto di convocare il comitato per l'ordine e la sicurezza perché «se controlli come quelli di domenica dovessero ripetersi, viene messa in ginocchio l'economia dell'intero comprensorio».

I timori si concentrano sul comparto turistico che rischia di restare colpito in alta stagione.

A Olivetta San Michele, valico di frontiera, 212 abitanti in provincia di Imperia divenuto negli ultimi anni crocevia di migranti, gli sconfinamenti dei francesi sarebbero all'ordine del giorno, secondo indiscrezioni confermate anche dal sindaco Adriano Biancheri che assicura di aver segnalato il fenomeno alle autorità.

E dopo Ventimiglia la prossima frontiera a rialzarsi rischia di essere quella dell'Austria, a seguito dell'accordo Merkel-Seehofer per respingere i migranti giunti in Germania attraverso altri Paesi, tra cui l'Italia, proprio sul territorio di Vienna. Che non ha alcuna intenzione di trasformarsi a sua volta in un imbuto. Destino a cui continua a essere condannata l'Italia.

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