Gentiloni o Franceschini, le mosse Pd agitano Conte

Giuseppi: sul Colle voterà la base. Di Maio: "Rafforzare identità o non sereni in coalizione"

Gentiloni o Franceschini, le mosse Pd agitano Conte

Quirinale, voto anticipato, alleanze. Il pranzo tra Giuseppe Conte ed Enrico Letta è difficile da digerire. Il quadro del giorno successivo è il seguente: sulla testa del presidente del M5s pende quella che viene definita «la spada di Damocle» dei gruppi parlamentari, non addomesticabili con i modi vellutati dell'ex avvocato del popolo italiano, mentre il segretario dem - che ora tratta da una posizione privilegiata - sta cominciando ad andare oltre lo schema giallorosso, sempre più verso un nuovo Ulivo che comprenda Matteo Renzi e Carlo Calenda, nomi su cui Conte al ristorante ha posto un veto deciso.

I segnali della solitudine del leader stellato arrivano fin dalla mattinata. «Su Gentiloni sono decisioni sue, mai prese con nessuno», attacca un parlamentare parlando di buon mattino con Il Giornale, in riferimento al veto del presidente grillino sull'attuale Commissario Ue al Quirinale. Un'altra giornata sulla graticola, dopo le indiscrezioni sui discorsi quirinalizi a tavola tra i due capi partito. La linea di tanta parte dei gruppi grillini di Camera e Senato è messa nero su bianco dal deputato Sergio Battelli in un'intervista al Foglio. «Quello di Gentiloni non è un nome che possa essere liquidato con leggerezza, per la sua storia e il suo prestigio in Europa. Ma qui il punto è un altro: da dove sarebbe maturata questa scelta di schierarsi contro questa ipotesi?», dice il presidente della commissione Affari Ue a Montecitorio. La questione è di «metodo», non sui nomi. Ma è chiaro che gli eletti sono in fibrillazione perché vedono come una minaccia la soluzione che invece sarebbe la preferita di Conte: Mario Draghi al Quirinale. La carta che spianerebbe la strada alle elezioni anticipate nel 2022, il vero obiettivo del giurista di Volturara Appula.

Mentre dai gruppi filtra irritazione per «i caminetti con pochi intimi» di Conte, l'avvocato prova a spegnere i fuochi tramite l'Adnkronos. «Sul nome del prossimo presidente della Repubblica - rimarca Conte all'agenzia - ci deve essere ampia discussione interna. E non possiamo escludere neppure un passaggio in rete». La panacea della consultazione online per sedare gli animi e offrire una parvenza di confronto con la base. Ma deputati e senatori chiedono più che altro un dialogo con i gruppi, non una chiamata su Sky Vote. Una fonte di alto livello del Movimento considera il ricorso alla piattaforma come «uno scenario sconcertante». Incombe il fantasma di un «nuovo Rodotà». Con il M5s che schiera un candidato di bandiera nelle prime votazioni e poi «il tana libera tutti» alla quarta chiama. Gli uomini di Luigi Di Maio e Roberto Fico da una parte, i contiani dall'altra. Tutti in ordine sparso. E l'ex capo politico avverte: «Dobbiamo rafforzare la nostra identità sui grandi temi altrimenti non possiamo stare in coalizione in maniera serena».

Letta appare senz'altro più tonico. Anche durante la direzione del Pd allontana lo scenario del voto nel 2022. «Non c'è l'ipotesi di elezioni anticipate in primavera», dice. Sul Colle i dem vogliono dare le carte. Paolo Gentiloni e Dario Franceschini sono i nomi su cui si discute al Nazareno. Letta rimanda la discussione sulla legge elettorale, perché «fino al Quirinale il centrodestra non si muoverà su nessun tema». Definisce una «grande finzione» l'idea di Silvio Berlusconi capo dello Stato. E prova a spaccare il centrodestra: «Berlusconi ha deciso di farsi prendere in giro da Salvini e Meloni che gli hanno promesso i voti per il Quirinale».

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