"Mattarella premia giornalista vicina agli estremisti islamici"

L'onorificenza conferita dal Presidente della Repubblica alla giornalista italo-siriana è duramente criticata da Giorgia Meloni

"Mattarella premia giornalista vicina agli estremisti islamici"

La prefettura di Ancona consegnerà il prossimo 2 giugno, festa della Repubblica, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito con decreto del 27 dicembre 2018 alla giornalista italo-siriana Asmae Dachan. Sul fatto è duramente intervenuta la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ha invitato Mattarella a rivedere la propria decisione in quanto sarebbe un “clamoroso atto di sottomissione all’Islam radicale”.

La Meloni ha poi aggiunto: “Asmae Dachan è figlia di Nour Dachan, imam di Ancona, nonchè già legato ai Fratelli Musulmani, coloro i quali volevano trasformare la Siria in una nazione islamica salafita e che alimentano l’integralismo islamico nel mondo. Asmae Dachan stessa non ha mai negato i suoi legami con Haisam Sakhanh e Ammar Bacha, due militanti jihadisti noti alle cronache mondiali perchè ripresi in un filmato in cui sono impegnati a uccidere a colpi di kalashnikov alla nuca un gruppo di militari siriani. Ancora, la signora Dachan è stata ripresa mentre partecipava ad una manifestazione a Milano al fianco di Haisam Sakhanh, oggi detenuto in Svezia con una condanna all’ergastolo. In ultimo Asmae Dachan è nota anche per le sue posizioni sul hijiab definito ’carezza protettiva”.

Nell’agosto del 2016 la Dachan aveva contestato la proibizione del burkini, il costume da bagno integrale munito di cappuccio, messo al bando in Francia, come riportato da Ansa: “Vedo una lettura completamente distorta: non si dà voce a milioni di donne che in tutto il mondo lo scelgono per fede, tradizione o cultura. Non certo perché vittime di un maschio-padrone, di un Barbablù islamico”.

La Dachan aveva poi interpretato il burkini come “modo di interpretare la femminilità”. La Meloni ha poi concluso: “Il conferimento dell’onorificenza sarebbe non solo un grave errore, ma anche un clamoroso sfregio alle donne e alle conseguite libertà delle donne. Questi meriti valgono per il Cavalierato in un Califfato Jihadista, non nella Repubblica Italiana”.

Sul conferimento dell’onorificenza sono intervenuti anche i senatori Paolo Romani e Maurizio Gasparri che, oltre a confermare la linea della Meloni, hanno messo in evidenza l’opinabilità dei contenuti di alcune attività giornalistiche della Dachan svolte esclusivamente in zone della Siria a suo tempo controllate da gruppi jihadisti.

Il padre di Asmae, Mohamed Nour Dachan, ha ricoperto per anni il ruolo di presidente Ucoii prima di ritirarsi e continuare a gestire la comunità islamica anconetana. Noto per il suo attivismo anti-Assad in nome della “Siria libera”, Dachan intrattiene rapporti con le istituzioni locali che vengono spesso invitate ad eventi presso il centro islamico di Ancona.

Una delle figlie di Dachan era stata fidanzata con Ammar Bacha, già indagato per terrorismo internazionale, uno dei quattro jihadisti di Cologno Monzese partiti per unirsi al “jihad” contro Assad e ripresi in diverse foto pubblicate su Facebook tra cui una, armati fino ai denti, davanti a un furgoncino. Gli slogan apparsi in bacheca in loro sostegno sono più che eloquenti, come riportato da Tempi nel 2013: “La democrazia è nata in Francia, è morta in Egitto (allusione alla nascita dell’islamismo attraverso i Fratelli Musulmani, ndr) e sarà riseppellita in Siria"; “Aleppo sarà il cimitero degli alawiti, nipoti delle scimmie” (il regime di Assad è considerato alawita, e l’insulto li parifica agli ebrei, in un detto di Maometto definiti “fratelli delle scimmie”); “Il mio piede schiaccia gli alawiti – Dobbiamo bruciare gli alawiti”.

Gli altri tre “milanesi” in foto erano i fratelli Manaf e Anter Chaddad e Haisam Sakhanh “Abu Omar”, ripreso in un filmato divulgato dal New York Times mentre, assieme ad altri jihadisti facenti parte di un plotone di esecuzione, spara a sette soldati governativi siriani nudi e inginocchiati con la testa al suolo. Una scena raccapricciante.

Sakhanh è attualmente detenuto in Svezia dopo essere stato condannato all’ergastolo e in Italia s’era già beccato una denuncia nel febbraio del 2012 quando, durante una manifestazione anti-Assad a Roma, aveva provato a ad assaltare l’ambasciata siriana.

Insomma, il conferimento dell’onorificenza alla Dachan sta generando non poche polemiche a livello politico e forse l’invito dei senatori Gasparri e Romani ad un riesame andrebbe valutato.

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