Placati gli animi con Washington, la Danimarca dice ora di condividere le preoccupazioni di Trump sulla sicurezza nell'Atlantico. "Stretta collaborazione", ha dichiarato il ministro degli Esteri danese Rasmussen. Ma c'è un altro dossier che avvicina il governo a guida socialdemocratica all'approccio di The Donald: l'immigrazione. "Troppi criminali stranieri hanno ricevuto una condanna superiore a un anno di reclusione, ma non sono stati espulsi. Per questo presentiamo misure più severe affinché gli stranieri che commettono reati gravi vengano espulsi" a pena scontata. Sarà in sostanza un automatismo, ha dichiarato il ministro danese per l'Integrazione Stoklund. Sulla gestione dei migranti il partito socialdemocratico attinge per ragioni elettorali a misure proposte dalle destre.
Secondo le leggi vigenti, le espulsioni non sono automatiche ma al vaglio di conformità con le convenzioni internazionali che tutelano il diritto alla vita privata e familiare, contro i trattamenti disumani, a partire dalla Cedu. La premier Frederiksen ha spiegato ieri in conferenza stampa che il governo sta agendo in modo "non convenzionale" e che procederà con modifiche alla legislazione senza attendere le sentenze dei tribunali sui casi di espulsione. Una stretta, riferisce l'emittente Tv2, che vede nel programma pure il raddoppio del sostegno per i richiedenti asilo respinti che lasciano volontariamente la Danimarca e la nomina di un "ambasciatore per le espulsioni" che gestirà il processo. Copenaghen intende inoltre perseguire l'idea di un centro di accoglienza extra-Ue, come fatto dall'Italia con l'Albania e da Germania, Grecia, Paesi Bassi e Austria. "Sono una di quei cittadini che si arrabbia se qualcuno arrivato da fuori non si comporta correttamente, è una sensazione che riconosco", ha affermato Frederiksen confermando che "i criminali stranieri condannati ad almeno un anno di reclusione per reati come violenza aggravata e stupro devono essere espulsi". La Danimarca rafforzerà inoltre i controlli sugli stranieri privi di permesso di soggiorno, introdurrà un nuovo braccialetto elettronico per alcuni condannati a piede libero, riaprirà un'ambasciata in Siria e rafforzerà la cooperazione con le autorità afghane per le espulsioni.
L'Ue punta a sua volta sull'AI e su un uso inedito dei visti come arma diplomatica. "Dobbiamo essere assertivi - ha sottolineato il Commissario agli Affari interni Brunner - la priorità è ridurre il numero degli arrivi illegali".
Con il sistema attuale, meno del 30 per cento di chi riceve un ordine di espulsione lascia il territorio. Per invertire la rotta, Bruxelles punta su hub "polivalenti" di rimpatrio intensificando i partenariati con Paesi terzi come Tunisia, Egitto e Mauritania.