Il grande allarme di Confcommercio: "Con nuovi lockdown il futuro sarà nero"

Sangalli: "Evitare chiusure per non mettere a rischio altre decine di migliaia di imprese"

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli

«Incertezza» è la parola chiave di questa fase difficile per l'economia italia. a ricordarlo è l'Ufficio studi di Confcommercio nella Congiuntura di ottobre. Dopo un terzo trimestre caratterizzato da un forte recupero (+10,6% sul periodo aprile-giugno, stima inferiore a quella della Nadef), l'associazione guidata da Carlo Sangalli prevede per il mese in corso una crescita congiunturale del Pil, al netto dei fattori stagionali, dello 0,9% pari a una riduzione tendenziale del 5,1%. «Appare ormai evidente - sottolinea il documento - che uno specifico problema della congiuntura italiana sia la mancata diffusione della ripresa ad alcuni importanti settori, tra cui quello della convivialità e del turismo in senso lato»

La nuova emergenza sanitaria, con coprifuochi e chiusure anticipate dei pubblici esercizi, «aumenta l'incertezza e mette a rischio decine di migliaia di imprese», ha ribadito Sangalli, secondo cui «sono prioritarie misure efficaci anti Covid e con una economia già in ginocchio va assolutamente evitato un secondo lockdown» Il governo, ha concluso, «deve sostenere con maggiori e più veloci indennizzi le imprese in difficoltà, altrimenti a fine anno rischieremo gravi, gravissime conseguenze per l'occupazione». Ed è proprio Fipe, la federazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio ad aver calcolato che un provvedimento di chiusure forzate dalle 21-22 fino alle 6 del mattino, da un punto di vista meramente contabile, «manderebbe in fumo 44 milioni al giorno e 1,3 miliardi in un solo mese». Una perdita enorme che andrebbe ad appesantire un bilancio devastante, sottolinea Fipe, che già prevede una perdita di fatturato sul 2020 di ben 26 miliardi. Una nuova misura ancor più restrittiva, si osserva, «mette a rischio la sopravvivenza di almeno 15mila bar serali e 40mila tra ristoranti e pizzerie». Ecco perché si chiede al governo di «garantire i contributi a fondo perduto promessi ai pubblici esercizi» per tutelare 1,3 milioni di lavoratori e 340mila imprenditori di un settore che genera 46 miliardi di valore aggiunto.

Valutazioni condivise anche dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre secondo cui «la ricchezza prodotta nel Paese, dovrebbe scendere, rispetto al 2019, del 10% circa» rischiando di «bruciare» 160 miliardi di Pil. Per dare l'idea della dimensione della contrazione, rimarcano gli artigiani mestrini, «è come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l'anno». La gravità della situazione emerge in maniera ancor più evidente, ha evidenziato il coordinatore dell'Ufficio studi, Paolo Zabeo, «se paragoniamo l'attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009». Allora, il Pil scese del 5,5% e il tasso di disoccupazione, nel giro di 2 anni, passò dal 6 al 12 per cento. La caduta attesa del Pil nel 2020 «avrà effetti molto negativi sul mercato del lavoro; per questo diciamo no a qualsiasi chiusura generalizzata». Intanto la Caritas ha lanciato un altro allarme: nel periodo maggio-settembre 2020 l'incidenza dei «nuovi poveri» è passata dal 31% dello stesso periodo dell'anno scorso al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta.

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 19/10/2020 - 10:58

Se lo prevedono in Confcommercio cosa possiamo pensare noi? Solo che, pur nella nostra modestia, lo prevedevamo da tempo