Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 03:03
Cronache

Grillo jr, il processo salta per i microfoni

"Attrezzatura carente". E l'udienza per lo stupro viene annullata

Grillo Jr, la difesa punta sulle foto sexy

Se dietro non ci fosse un dramma sembrerebbe una commedia. Il processo in Sardegna ai quattro giovanotti genovesi - tra cui Ciro Grillo, figlio di Beppe - accusati di stupro di gruppo sta viaggiando fin dall'inizio delle udienze a ritmi singolarmente lenti, ma ieri si raggiunge il top. In programma c'era l'interrogatorio di alcuni testimoni, tra cui alcuni di rilievo, citati a deporre dalla Procura di Tempio Pausania. Tra questi, una era arrivata apposta da Milano, la psicologa della clinica Mangiagalli dove la studentessa norvegese vittima - secondo quanto afferma - delle violenze del quartetto venne curata dopo avere sporto denuncia. Ma l'udienza salta. Motivo: l'ultima volta i difensori avevano manifestato al tribunale presieduto dal giudice Marco Contu la loro contrarietà per la carente attrezzatura tecnica dell'aula, con due microfoni per dieci difensori, schermi insufficienti, eccetera. É passato un mese, durante il quale non risulta che le carenze tecniche siano state affrontate e men che meno risolte. La conseguenza è che ieri mattina i legali tornano a sollevare le loro obiezioni che il giudice stavolta accoglie in pieno annullando l'udienza e rinviando tutto di un altro mese. In calendario a dire il vero era prevista una udienza più ravvicinata, il 2 novembre, ma viene comunicato che salterà per «difficoltà tecniche» imprecisate. Le stesse segnalate oggi, che si sa già destinate a non essere risolte? O altre? Buio fitto.

L'intera vicenda sembra nata sotto una cattiva stella fin dalla fase delle indagini preliminari: nonostante la gravità delle ipotesi di reato, la Procura si mosse con tale calma che quando i carabinieri andarono a prelevare le immagini di sorveglianza di un locale erano già state cancellate dal computer essendo passati due anni dai fatti. I pm, guidati dal procuratore Gregorio Capasso, hanno impiegato un anno e mezzo per chiudere le indagini; un anno tra la richiesta di rinvio a giudizio e l'inizio del processo; e quando si è cominciato i giudici hanno annunciato un calendario rarefatto, una sola udienza al mese. Ieri anche questa unica udienza salta. La prescrizione non è ancora a portata di mano, ma i ritmi del processo hanno amareggiato la presunta vittima. Tanto da far dire al legale della ragazza, Giulia Bongiorno: «A lasciare stupita la mia assistita sono i tempi annunciati. Fino a quando processo non finirà questa ferita per la ragazza resterà aperta».

Ieri oltre alla psicologa della clinica «Mangiagalli» avrebbero dovuto essere sentiti anche il medico legale e la ginecologa della stessa clinica che ebbero modo di visitare la studentessa: ma avevano altri impegni inderogabili, e hanno così potuto risparmiarsi l'inutile trasferta. Se ne riparla il 16 novembre sperando che microfoni e schermi siano arrivati, altrimenti il processo rischia il trasloco a Sassari.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.