Dopo le minacce di annessione da parte di Trump, l'Europa risponde inviando i primi piccoli gruppi di militari sull'isola. Servito ieri l'aperitivo francese: 15 specialisti d'alta montagna degli Alpini arrivati ieri a Nuuk, la capitale della Groenlandia. Previsti soldati tedeschi (13), ufficiali svedesi (3), consiglieri militari norvegesi (2). Pure i Paesi Bassi invieranno personale in mimetica per una missione di ricognizione nell'ambito di un'esercitazione militare, in un'area artica che ospita 600 soldati danesi e una fregata di Copenaghen attorno all'isola. E, da ieri, due aerei.
Un numero di uomini che tratteggia poco più di un messaggio a Washington, emblematico se associato a quanto detto ieri dal presidente francese. Per Macron, Europa e Francia devono essere presenti dove la sovranità è a rischio. Si inizia dunque a mettere in pratica la linea concordata nei recenti scambi tra cancellerie del Vecchio Continente. Parigi e Berlino annunciano due consolati a Nuuk. Contingenti da Estonia e aperture con caveat dalla Spagna. D'altronde la portavoce del Servizio di Azione Esterna dell'Ue, Anitta Hipper, ieri ha ricordato che "la Groenlandia fa parte della Danimarca ed è coperta dalla clausola di solidarietà dei Trattati". Non si è a quel punto. Ma a un segnale strategico arrivato grazie a un accordo intergovernativo ancora privo di "cappello" Nato. La missione Arctic Endourance potrebbe infine stabilire una presenza semi-permanente con forze "a rotazione" su sollecitazione di Copenaghen, secondo cui l'ambizione di Washington di prendersi la Groenlandia "resta intatta".
Macron ha chiesto "sforzi commisurati ai tempi difficili" denunciando un "nuovo colonialismo" da certi Paesi. E nel discorso alle forze armate, da Istres, ha ribadito l'intenzione di aumentare il bilancio della difesa francese di 36 miliardi per il periodo 2026-2030, di cui 3 e mezzo già nel 2026, annunciando che i 15 soldati di stanza in Groenlandia saranno rinforzati nei prossimi giorni con mezzi terrestri, aerei e navali. Anche se la legge di Bilancio difficilmente sarà licenziata prima di metà febbraio.
Ci sono poi i colloqui del britannico Starmer con gli alleati Ue della Nato per coordinare le truppe a Nuuk; il Regno Unito parla di navi e aerei e spazia dal dispiegamento permanente sull'isola a esercitazioni temporanee a una più stretta cooperazione tra 007. Mosse mal digerite da Mosca, da cui ieri è giunta una prima minaccia: ogni tentativo di ignorare gli interessi russi nell'Artico, in particolare di sicurezza, "non resteranno senza risposta", ha dichiarato la portavoce degli Esteri Zakharova. Missione degli europei giudicata "una nuova provocazione dei Paesi occidentali", Mosca che stigmatizza "la militarizzazione accelerata". Tre quarti degli statunitensi si dichiarano intanto contrari all'idea della Casa Bianca di assumere il controllo della Groenlandia, che da ieri ha assunto un simbolismo geopolitico inedito; non si era mai visto che da Parigi giungesse fanteria di montagna e si parlasse di un alleato Nato in questi termini. Secondo l'ambasciatore francese per i Poli, le minacce Usa all'isola "sono senza precedenti". Risposta, per quanto parziale, ieri rivendicata: "Si diceva che l'Europa se la stesse prendendo comoda, non è così", ha insistito Olivier Poivre d'Arvor. "Continueremo a lavorare sulla sicurezza dell'Artico con gli alleati, compresi gli Usa", l'approccio continentale della n.1 della Commissione Ue Von der Leyen.
Con Macron che ieri ha spinto pure sull'acceleratore del riarmo: "Siamo nel raggio d'azione dei missili russi, se vogliamo rimanere credibili dobbiamo impadronirci di queste nuove armi che cambieranno le carte in tavola a breve termine".