"Non ho niente da dire, per me non cambia niente", spiega al Giornale Allegra Gucci: figlia di Maurizio e della donna che lo fece uccidere, Patrizia Gucci. Può essere. Ma le carte svelate ieri a Strasburgo dalla Corte europea dei diritti dell'Uomo aprono comunque una nuova luce sulla Dinasty che da decenni si trascina intorno al patrimonio dell'erede del glorioso marchio, fulminato in un androne di via Palestro, a Milano, la mattina del 27 marzo 1995.
E che coinvolge Allegra e sua sorella Alessandra in un rapporto altalenante con la madre. Patrizia è stata condannata come mandante dell'assassinio, ha scontato diciassette anni di carcere ("sono volati in un attimo", disse una volta) e adesso vive nel lusso, grazie al vitalizio che il marito le aveva lasciato per iscritto. Se si fosse trattata di una eredità, avrebbe perso qualunque diritto su di essa. Trattandosi di un lascito, continua a spettarle. Ma sulla gestione del tesoretto si sono concentrate dapprima le attenzioni della madre, Silvana Reggiani, che ha ripetutamente cercato di farla interdire, sostenendo che ormai la figlia era pressocché incapace di intendere per i postumi di un tumore al cervello e farsi nominare amministratrice. Morta la Reggiani, le figlie - che durante gli anni della detenzione hanno evitato di versare il vitalizio - hanno chiesto invano di ricevere l'incarico di tutori legali. Così il lascito è affidato a un amministratore di sostegno della ormai settantasette vedova Gucci.
Nel 2020, quando la madre era libera ormai da sei anni, le due figlie Allegra e Alessandra avevano portato fino in Cassazione la richiesta di essere esonerati dal pagamento del vitalizio, a causa dell'"immoralità" della condotta della madre. Anche la Corte europea respinge il loro ricorso. Ma nella sentenza emerge quanto finora non si sapeva: nel 2023, tre anni dopo la sentenza in Cassazione, le sorelle avevano raggiunto un accordo con la madre per chiudere la partita con un versamento una tantum di circa quattro milioni di euro. Quell'accordo, mai reso noto, chiude secondo i giudici di Strasburgo ogni strada per rimettere in discussione il contenzioso. E la sentenza di Cassazione che dava ragione a Patrizia diventa intangibile: Patrizia aveva diritto a essere mantenuta dalle figlie che aveva reso orfane. Ormai è una vittoria simbolica, perché con l'accordo segreto del 2023 gli amministratori di sostegno della donna hanno chiuso la pratica. Ma i legali delle sorelle Gucci non nascondono il disappunto: "Per loro dicono Alberto Aprosio e Cecilia Frigerio - non è mai stata una questione economica: era più una battaglia di principio. Adesso siamo perplessi davanti a questa decisione".
Al fianco della madre durante il processo e anche dopo la condanna, al punto di sostenerne l'istanza di revisione; contro di lei dopo la scarcerazione, durante lo scontro legale su eredità e vitalizi; e ora di nuovo al suo fianco. Nel rapporto tra le orfane e la vedova di Maurizio Gucci è difficile trovare un punto fermo.
Quando chiesero di averla in affido il giudice scrisse "non può che apprezzarsi l'attaccamento e l'interessamento che le figlie hanno dimostrato e dimostrano nei confronti della madre, ben venga che siano riuscite prima a ritrovare con la stessa un equilibrio". Ma, disse il giudice, meglio evitare l'affido: in fondo, ha sempre ucciso il loro papà.