Leggi il settimanale

La guerra ormai è asimmetrica. La vera arma il "fattore tempo"

Washington sa che riaprire lo Stretto militarmente è operazione lunga e costosa politicamente. Gli ayatollah non hanno fretta

La guerra ormai è asimmetrica. La vera arma il "fattore tempo"
00:00 00:00

"L'intero Paese può esser preso in una notte. E quella notte può essere domani". Donald Trump liquida così il documento in dieci punti con cui Teheran proponeva un complesso protocollo per la riapertura di Hormuz accompagnato dallo stop alle sanzioni e dalla fine permanente della guerra. Un passo "grande, ma insufficiente" per il presidente Usa che riconferma così l'ultimatum in scadenza stanotte. In tutto ciò il vero tallone d'Achille del Presidente Usa e la vera "arma letale" dell'Iran resta però lo scorrere del tempo. Ovvero i giorni e le settimane che separano la Casa Bianca dalla fine del conflitto. Una parentesi che per Trump rischia di rivelarsi tanto nefasta quanto la perdita dell'energia elettrica, dei ponti e delle strade per l'Iran. Ecco perché nei bunker del regime nessuno si straccerà le vesti se il negoziato guidato dal Pakistan lascerà il posto a una nuova ondata di bombardamenti.

Non a caso durante la nottata di negoziati in cui capo di stato maggiore pakistano, generale Asim Munir, ha mediato tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e la squadra Usa guidata dal vice presidente americano JD Vance e dall'inviato Steve Witkoff, gli iraniani non hanno fatto mezzo passo indietro. Dimostrandosi inflessibili proprio sull'immediata riapertura di Hormuz, la condizione in mancanza della quale Trump minaccia di "riportare l'Iran all'età della pietra". Quest'atteggiamento - apparente suicida vista la superiorità di Usa e Israele - si lega proprio alla questione "tempo". E alla sua importanza in una guerra totalmente asimmetrica. Riaprire Hormuz - un collo di bottiglia largo 33 chilometri, disseminato di mine e circondato da isole e coste controllate da Teheran rappresenta, a detta di ogni esperto militare, un'operazione ad alto rischio. E richiede tempi lunghi e fasi successive.

La prima è il bombardamento delle aree litoranee per l'eliminazione di droni e postazione missilistiche anti nave. La seconda è lo sbarco di marines e forze speciali per la creazione di una zona cuscinetto costiera profonda una quindicina di chilometri. La terza è lo sminamento e la scorta dei convogli attraverso lo stretto. Nulla di impossibile, ma nulla che si possa concludere in meno di un mese. Un mese in cui - come hanno dimostrato l'abbattimento dell'F15, il salvataggio del suo equipaggio e i connessi imprevisti e danni collaterali - può succedere di tutto.

Ma Trump non può permettersi un altro mese di operazioni, né il rischio di altri imprevisti accompagnati da perdite di uomini e mezzi. Anche perché come si è visto fin qui bombardare o eliminare i leader della Repubblica Islamica non basta né a far cadere il regime, né a metterlo in ginocchio. Mentre nel gioco della guerra asimmetrica la semplice capacità di sopravvivere a Usa e Israele è per i pasdaran la condizione sufficiente per dichiarare vittoria.

Per Trump chiudere la guerra a metà maggio - senza aver fatto scendere il prezzo del gallone di benzina e risalire degli indici di gradimento scivolati sotto il 40 per cento - equivale invece ad affrontare una devastante sconfitta alle elezioni di midterm del prossimo novembre. Una preoccupazione che non sfiora neppure lontanamente i vertici iraniani pronti a imporre ulteriori sofferenze a una popolazione civile tenuta a bada con terrore.

Ma manda nel panico quei Paesi del Golfo consapevoli che se Trump non vincerà veramente la guerra dovranno vedersela da soli con un regime incattivito. Un regime guidato non più dagli ayatollah, ma dall'intransigente casta militare dei Guardiani della Rivoluzione.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica