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Guerra sul glifosato

Le multinazionali dietro le campagne pro diserbante. "Ma è cancerogeno"

Guerra sul glifosato
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Il glifosato è un erbicida potentissimo e cancerogeno ma così non viene narrato dalle "campagne marketing" europee. A denunciare la comunicazione edulcorata sul diserbante è stata anche una giornalista americana, Stacy Malkan, che ha raccontato il caso della Modern Ag Alliance. Presentata come coalizione di oltre 100 organizzazioni agricole, è in realtà sostenuta finanziariamente dalla Bayer per una campagna di comunicazione a favore del diserbante.

In questo momento, costruire consenso pubblico (e politico) attorno al glifosato, servirebbe al colosso tedesco (che ha acquisito nel 2018 la Monsanto e il marchio di diserbante Roundup) per difendersi dalle cause legali, sostenendo che le autorizzazioni regolatorie bastino a escludere ogni responsabilità. L'azienda ha dovuto mettere da parte miliardi di dollari per far fronte ad una delle class action più importanti mai intentate e vinte. Per la precisione quasi 12 miliardi di dollari per chiudere le cause legali (67mila solo quelle in corso).

"Si moltiplicano studi e opinioni perfettamente allineati alle esigenze industriali, quando non generate direttamente dalla stessa industria produttrice, mentre il confine tra ricerca indipendente e comunicazione di parte diventa sempre più sottile. Il rischio è trasformare l'informazione in puro marketing" denuncia Coldiretti.

E in effetti sembrano del tutto trascurate ricerche autorevoli e impietose come quella realizzata dall'istituto Ramazzini di Bologna, troppo scomode. I risultati indicano che la molecola in questione e i suoi formulati commerciali possono avere eetti tossici e cancerogeni anche a dosi attualmente considerate "sicure" dalle autorità di regolamentazione. In questi studi, come in altri, sono state addirittura rilevate tracce di glifosato nel latte materno. Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, denuncia anche casi di esclusione nel mondo accademico: "Gli studi effettuati dall'Istituto Ramazzini per molto tempo sono stati marginalizzati dalla comunità scientifica. Non è il singolo episodio a fare sistema, ma il messaggio che trasmette: chi si discosta dalla narrativa dominante viene marginalizzato". "Serve coerenza e coraggio - aggiunge Gesmundo -. Coerenza nelle regole, indipendenza nella scienza e trasparenza nella comunicazione. Perché la sicurezza alimentare non può essere costruita su doppi standard, conflitti di interesse e consenso artificiale. Ed il coraggio di denunciare tutto il marcio che esiste con il linguaggio della verità, cosa che Coldiretti fa da sempre". Quel coraggio suona sacrosanto se si considerano gli effetti che il glifosato ha sulla salute, tra rischio di cancro (linfoma non Hodgkin), danni al sistema endocrino, neurotossicità e disbiosi intestinale.

Lo Iarc lo classifica come "probabile cancerogeno" (gruppo 2A), mentre enti europei come Efsa ed Echa non evidenziano aree di preoccupazione critica alle dosi consentite, pur riconoscendo rischi per gli occhi e la biodiversità. Ci sono studi che lo associano anche al morbo di Parkinson. Ma nella narrazione finanziata vengono del tutto oscurati.

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