I 5S ora riaprono a Renzi. L'ira di Dibba: "Arrivederci"

La ventilata riapertura a Italia Viva scuote dal torpore il grillino, oramai convinto di essersi lasciato alle spalle il traballante sodalizio col "rottamatore" fiorentino

I 5S ora riaprono a Renzi. L'ira di Dibba: "Arrivederci"

Che i CinqueStelle siano disposti a fare qualsiasi cosa pur di manterere le terga attaccate alle poltrone ed evitare un'eventuale chiamata alle urne degli italiani è cosa oramai palese e risaputa, pertanto nessuna mossa dei grillini dovrebbe più creare scalpore. Ciò nonostante, la ventilata riapertura a Renzi (divenuto il nuovo "nemico" dopo la guerra intestina condotta contro Giuseppi), con lo scopo di mantenere in piedi la sgangherata maggioranza e portarla fino a fine legislatura fa gridare allo scandalo Dibba, che si dice pronto a lasciare.

Eppure il ricordo delle promesse farlocche fatte in campagna elettorale riecheggia ancora nelle orecchie di chi ha buona memoria. Come scordarsi del "mai col partito di Bibbiano" sbandierato da Di Maio per allontanare anche la benché minima possibilità di un sodalizio col Partito democratico? Senza parlare poi della questione del limite del doppio mandato, vero e proprio fondamento della "politica rivoluzionaria" portata avanti dai grillini, almeno dinanzi ai potenziali elettori, mandato serenamente in archivio. E la chiusura totale al Mes? Sciolta come neve al sole. Tutto rapidamente dimenticato per aderire saldamente alle sedute prestigiose occupate dopo le ultime elezioni.

Dibba era stato chiaro e categorico, e così con lui i membri di spicco del suo gruppo di fedelissimi, tra cui Barbara Lezzi. Quest'ultima aveva postato su Facebook un messaggio poco equivocabile:"Renzi deve restare fuori dal nuovo governo che deve essere presieduto da Conte... Avanti con Conte e fuori Renzi. Altrimenti il M5S non ci sta". "Chapeau" aveva replicato Alessandro Di Battista, pronto a ribadire la sua avversione nei confronti dell'ex sindaco di Firenze anche durante la trasmissione "Accordi & Disaccordi". "Deve restare fuori dalla porta. Renzi non è più un politico, è un lobbysta di sè stesso. Ai parlamentari di Italia Viva dico di fare attenzione perché li porterà a sbattere".

Il messaggio del leader Vito Crimi viaggia invece su altri binari, ben distanti da quelli su cui si muove Dibba. Il Movimento"è pronto a fare la sua parte", ha spiegato il senatore grillino. "Non è il momento dei veti e dei personalismi, ma della responsabilità e condivisione, è il momento di fare un passo in avanti tutti insieme". Insomma, tutti tutti? Compreso anche Renzi? Senza nominarlo, Crimi lascia intendere bene a chi siano indirizzate le sue parole. "Può oggi il Paese accettare che sia il momento dei veti, dei personalismi, dell’arroccarsi sulle proprie posizioni? O piuttosto chiede che sia il momento della responsabilità e della condivisione? È il momento di fare un passo avanti, tutti insieme. E farlo velocemente".

Il leader grillino, dopo aver lodato la saggezza del capo dello Stato nel gestire la crisi, ha parlato di un'apertura dei CinqueStelle "ad un confronto con chi intende dare risposte concrete nell’interesse del Paese, con spirito collaborativo, per un governo politico che parta dalle forze di maggioranza che hanno lavorato in questo ultimo anno e mezzo insieme". Quindi anche l'ex sindaco di Firenze rientra evidentemente in tale categoria. Solo così, infatti, visto lo scarso apporto numerico dei cosiddetti "responsabili/costruttori", si possono scampare le urne. Ma Dibba non ci sta.

Convinto che il sodalizio col "Bomba" fosse acqua passata, quest'ultimo è insorto, venendosi ancora una volta a trovare isolato nelle sue posizioni che riteneva, a torto, oramai salde. "Tornare a sedersi con Renzi significa commettere un grande errore politico e direi storico. Significa rimettersi nelle mani di un 'accoltellatore' professionista che, sentendosi addirittura più potente di prima, aumenterà il numero di coltellate", ha scritto il grillino su Facebook. "Ed ogni coltellata sarà un veto, un ostacolo al programma del Movimento e un tentativo di indirizzare i fondi del Recovery verso le lobbies che da sempre rappresenta. L’ho sempre pensato e lo penso anche adesso. Se il Movimento dovesse tornare alla linea precedente io ci sono. Altrimenti arrivederci e grazie".

Che si tratti di una semplice minaccia o che finalmente i suoi aut aut possano portare a delle rerali conseguenze sarà solo il tempo a dirlo. "Il 12 gennaio scorso condivisi la linea presa dai principali esponenti del Movimento 5 Stelle e scrissi queste parole: 'Non so quel che farà o meno nelle prossime ore il manipolo di anti-italiani. Mi interessa quel che farà il Movimento. Ebbene io credo che se i renziani dovessero aprire una crisi di governo reale in piena pandemia, nessun esponente del Movimento dovrebbe mai più sedersi a un tavolo, scambiare una parola, o prendere un caffè con questi meschini politicanti'. Prendo atto che oggi la linea è cambiata. Io non ho cambiato opinione", conclude mestamente Dibba.

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