Sono ore complicate per Elly Schlein. I dilemmi sono più di uno: cosa fare dei centristi, come definire il perimetro della coalizione, aprire o meno alle primarie, e poi va da sé le candidature. Pensa e ripensa, Elly, su come portare avanti il progetto del campo largo che nel frattempo si è ristretto per la famosa foto della scorsa settimana che ha scatenato le ira di tutta la vasta galassia riformista e moderata del mondo progressista. Sono ore dunque delicate in cui la segretaria del Pd valuta la strategia migliore per massimizzare i consensi e soprattutto per rafforzare la sua leadership. Ed è forse la ragione per cui oggi alle 13 spaccate ha convocato la direzione del Pd. Sarà la prima volta senza Marianna Madia e Pina Picierno, uscite ormai da qualche settimana perché convinte che "la casa dei riformisti" non risiede più al Nazareno. Due uscite che hanno lasciato il segno e che forse potrebbero prefigurarne altre nelle prossime settimane.
L'ordine del giorno della direzione va in questa direzione: relazione della segretaria. In quel consesso la numero uno del Nazareno metterà in fila i risultati delle amministrative, sottolineando "che il centrosinistra si conferma avanti sia nei Comuni capoluogo che nelle città con più di 15.000 abitanti". Tutto va bene, madama la marchesa. Il tutto dovrà essere corroborato dal motto di Elly: "Testardamente unitari per costruire l'alternativa". Non mancherà la critica al centrodestra e alla postura internazionale di Giorgia Meloni, senza dimenticare il classico passaggio sul generale Vannacci, ormai icona della sinistra. La tesi dei democrat è quella riportata ieri dal capogruppo al Senato Francesco Boccia all'Adnkronos: "Mi pare in grande crisi la Lega, ma chi deve fare una scelta è Fratelli d'Italia: deve scegliere da che parte della Costituzione, se dentro o fuori, e penso che questa scelta Vannacci gliela imponga senza giri di parole". Al contempo Boccia auspica che i centristi si riuniscano ed è assai probabile che dica lo stesso Schlein: "Io penso che Renzi, Onorato, Ruffini Spadafora hanno un obiettivo comune: far finire presto questa esperienza disastrosa del governo Meloni, e io sono sicuro che insieme potranno costruire un riferimento per gli elettori italiani che si rivedono nelle politiche di centrosinistra e che per motivi diversi non scelgono Pd, M5S, Avs".
Non è dato sapere se la relazione sarà messa ai voti o se si misurerà il consenso con la classica acclamazione, certo è che di sicuro i riformisti vorranno vedere qualche segnale sul perimetro della coalizione e sul ruolo dei riformisti dentro il Pd e fuori dal Nazareno. In questi giorni Lorenzo Guerini, punto di riferimento dei riformisti, è stato esplicito: "Al di là della foto, tutti sono consapevoli che l'alleanza deve essere più larga e includere le varie realtà che gravitano in quell'area". Un'area, quella centrista, che vede l'attivismo di Alessandro Onorato con il Progetto civico nazionale, sponsorizzato da Goffredo Bettini, e su cui punta molto Giuseppe Conte. L'ombra del leader del M5S nel cantiere centrista di Onorato induce Renzi a cambiare strada.
Il leader di IV continua a ripetere in questi giorni che Casa riformista avrà un proprio candidato alle primarie. Il nome più quotato rimanda a Giorgio Gori, eurodeputato del Pd, ma non soddisfatto dall'azione politica della segretaria Schlein. E pronto a lasciare il Nazareno.