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I grandi vecchi Pd lanciano l'allarme. "C'è la fuga di eletti, non sottovalutate"

Dopo Prodi anche Castagnetti avverte: "Furlan, Madia, Picierno, troppe uscite"

I grandi vecchi Pd lanciano l'allarme. "C'è la fuga di eletti, non sottovalutate"
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Mentre il progetto della "quarta gamba" moderata, alleata al campo largo a trazione Schlein-Conte-Avs, sembra in stand by, il "disagio" del fronte riformista parte dai parlamentari del Pd e si allarga fino ai padri nobili del centrosinistra. Ci sono esponenti storici di cultura politica cattolico democratica come Pierluigi Castagnetti, che imputano a Elly Schlein di non curarsi del malessere che alberga tra le file dell'ala liberal. E c'è Romano Prodi. L'ex premier, abbandonato da mesi il ruolo di consigliori della segretaria, va oltre gli equilibri interni al Nazareno e boccia - ancora una volta - l'ipotesi di affidare alla leader dem la guida dell'intera coalizione dei progressisti. "Ce l'avessimo una come Meloni", è il messaggio in bottiglia del Professore, che filtra dalle colonne di un retroscena del Corriere della Sera. Insomma, il "disagio" potrebbe innescare la fuga di altri deputati e senatori del Pd, di cui molti a rischio candidatura da parte di Schlein, intenzionata a rifare il look alle liste delle prossime elezioni politiche.

Non può passare inosservato l'affondo di Castagnetti, che del Pd come fusione tra cultura socialdemocratica e cattolica è stato uno dei principali fautori. L'ex segretario del Ppi, già big della Margherita, snocciola l'elenco di tutti quelli che hanno deciso di lasciare il vascello dem dopo l'ascesa di Schlein alla segreteria. "Avendo, ahimè, una certa esperienza passata, sconsiglierei un eccesso di indifferenza rispetto alla sequela degli abbandoni individuali", esordisce Castagnetti in un lungo post sui social. Poi passa all'elenco: Annamaria Furlan, Elisabetta Gualmini, Marianna Madia, Pina Picierno. "Quattro donne. Per di più le due parlamentari europee erano state elette con un sacco di voti di preferenza, cioè raccolti da sé medesime, non facendo parte - che risulti - di cordate particolari", riflette. Quindi la bordata a chi da sinistra in questi giorni ha risposto con sprezzo sui social all'addio di Picierno e il colpo contro la leadership di Schlein. "Se leggo i commenti sui social, spesso ispirati, ho l'impressione che si proceda con molta allegria verso non so che, come se il comando della barca fosse stato assunto dal cuoco di bordo del famoso apologo, al quale della rotta non ne può interessare di meno", scrive ancora l'ex parlamentare ulivista.

Parole che fanno il paio con i dubbi di Prodi. Il Professore continua a interrogarsi sulla leadership del campo largo. L'ex premier avrebbe espresso il suo disappunto per la mancanza di una figura - nel centrosinistra - in grado di contrapporsi a Giorgia Meloni nella sfida delle prossime elezioni politiche. "Ci servirebbe una come lei", sarebbe stata la riflessione. E il sottotesto è che nell'attuale panorama del campo largo questo leader non esisterebbe. E che, insomma, Schlein non avrebbe il "quid" necessario per ambire a Palazzo Chigi.

Sullo sfondo, il dibattito interno tra sinistra e riformisti. Con un intervento di un altro "grande vecchio", che però sferza la minoranza interna.

"Mi sento dare del massimalista da qualcuno che si definisce riformista e vorrei sapere che riforme ha fatto. Io sono un riformista", la risposta di Pierluigi Bersani a Enrico Morando, tra i fondatori del Pd, che lo aveva annoverato tra i segretari dem "massimalisti".

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