I nostalgici con falce e martello

All'armi son comunisti. E sono tanti. Più di quello che ci si potrebbe immaginare. Basta dare un'occhiata alle liste dei candidati dei principali comuni al voto

I nostalgici con falce e martello

All'armi son comunisti. E sono tanti. Più di quello che ci si potrebbe immaginare. Basta dare un'occhiata alle liste dei candidati dei principali comuni al voto: è tutto un fiorire di falci e martelli sulle schede elettorali. Nonostante negli ultimi giorni sotto i riflettori della stampa sia finita la presunta galassia nera, c'è un'intera costellazione rossa che, sotto molteplici insegne, corre per avere un posto in consiglio comunale. Tutto assolutamente legittimo e legale, ma nel 2021 a cento anni dalla fondazione del Pci (quello originale, non uno degli attuali tarocchi) e a più di centocinquant'anni dal primo volume del Capitale tutto questo proliferare di compagni è quantomeno naïve. A Milano i partiti che esibiscono la falce e il martello nel loro simbolo sono addirittura tre. E mica corrono insieme, bensì uno contro l'altro armati. D'altronde si sa, ogni qualvolta s'incalza un nipotino di Marx sui crimini commessi da quell'ideologia in Unione Sovietica o in Cina, lui risponde serafico: «No, ma quello è un altro comunismo». È la moltiplicazione delle falci e dei martelli, il marxismo à la carte, la diaspora dei compagni. Perché il comunismo cattivo è sempre quello altrui e, quando si chiede loro di indicarci quello buono, incredibilmente, non riescono mai a trovare un valido esempio in tutto l'orbe terracqueo. Stalin, Mao e Fidel sono sempre compagni che sbagliano. Quelli che non sbagliano, al momento, sono irreperibili. Torniamo a Milano e alle sue liste: il Partito Comunista, il Pci e il Partito Comunista dei lavoratori. Solo Torino riesce a offrire una scelta più ampia ai suoi cittadini: ai tre simboli presenti nel capoluogo lombardo si aggiunge anche Sinistra Comune. A dire il vero c'è anche Potere al popolo, che non ha la falce e il martello nel simbolo, ma abbiamo buone ragioni di pensare che non sia un covo di moderati e liberali. Gli elettori di Roma e Bologna sono decisamente più sfortunati: compaiono solo due partiti comunisti su ogni scheda elettorale. Insomma, nonostante l'allerta sempre altissima per il ritorno delle formazioni di estrema destra, quelle di estrema sinistra sembrano godere di ottima salute ed essere iperattive nella vita democratica dello Stivale. Il proliferare di tutti questi simboli oramai viene derubricato come folklore politico. E va bene così, non ci sono, per fortuna, armate rosse alle porte delle nostre città e il marxismo è stato già ampiamente sconfitto dalla storia, prima ancora che nelle urne. Però vale la pena ricordare la storica risoluzione europea del 19 settembre del 2019, quella che equipara il nazismo al comunismo perché, dietro quel simbolo che oggi è poco più che una carnevalata, c'è una ideologia criminale e, dietro quell'ideologia, qualche milione di morti.

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