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I pm vogliono le chat di Delmastro

È l'indagine sul ristoratore legato ai Senese che aveva come socio il deputato Fdi

I pm vogliono le chat di Delmastro
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Si scrive "aggiramento incolpevole dell'immunità parlamentare", si legge "rivincita post referendum della magistratura sulla politica". Ecco cosa si muove dietro la richiesta al Parlamento della Procura di Roma, che vuole acquisire le chat tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (foto) e il suo ex "socio", il ristoratore dietro le sbarre Mauro Caroccia, condannato con l'accusa di essere un riciclatore del clan Senese. Anche se, leggendo la sentenza che l'ha condannato a quattro anni, si capisce che anche lui - pur consapevole del meccanismo criminale di cui era prestanome - è solo vittima di un metodo estorsivo, non un boss.

"Queste chat possono essere acquisite senza rispettare le regole dettate per le intercettazioni attraverso lo strumento del sequestro del cellulare, che poi viene analizzato dai consulenti e dalla polizia giudiziaria, anche se la Corte costituzionale, nel 2023, ha chiarito che si tratta di corrispondenza e sul tema si è pronunciata anche la Corte di Giustizia", ricorda al Giornale la pm di Pesaro Anna Gallucci, volto del Sì al referendum che da mesi si batte sul tema. Lo stesso discorso vale per le chat dell'ex dg del Mef sull'affare Mps-Mediobanca che coinvolgerebbero anche diversi politici, chieste al Parlamento dalla Procura di Milano.

È il solito giochino: si aggira l'immunità, i messaggini si incollano sui giornali, la gogna diventa indagine e viceversa e il cortocircuito è servito. Ma cosa c'è davvero in quelle conversazioni? Stando a Fabrizio Gallo, legale del ristoratore, soltanto "espressioni inopportune rispetto al ruolo di Delmastro, nulla che abbia a che fare con la criminalità". D'altronde, se il locale Bisteccheria Italia è al centro di frodi fiscali, perché è ancora aperto e (ben) frequentato? Domande da girare alla Procura, che appena è finita l'audizione di Delmastro in commissione Antimafia da cui è uscito sostanzialmente indenne (e il cui stenografico verrà spedito presto in Procura, compresa la parte secretata sui rapporti con gli indagati di Hydra e Assedio), ha subito piazzato la zampata con la richiesta di autorizzazione a procedere alla Giunta.

"Prima leggiamo le carte poi si capisce come votare, ma difficilmente il centrodestra potrà autorizzare la pubblicazione delle chat", dicono fonti di Forza Italia. E qui l'opposizione gioca la solita carta: "Se Delmastro non ha niente da nascondere, perché opporsi?". Nelle scorse settimane piazzale Clodio, in coordinamento con i pm di Torino, ha sequestrato il cellulare di Caroccia con l'obiettivo di ricostruire la genesi della nascita della Srl Le 5 Forchette, proprietaria del ristorante e fondata nel dicembre 2024 di cui erano azionisti Delmastro e alcuni suoi amici di Biella: Elena Chiorino, Davide Zappalà e Cristiano Franceschini. A riferire della chat chiamata 5 Forchette con l'ex sottosegretario alla Giustizia sarebbe stato lo stesso Caroccia. Gallo (che si nega al Giornale) tifa per il sì all'acquisizione perché a suo dire "quei dialoghi potrebbero escludere qualsiasi collegamento con l'ipotesi accusatoria". "La giurisprudenza, per rendere effettiva la tutela della segretezza della corrispondenza in generale, ha affermato che non è possibile operare il sequestro di un intero smartphone se non si specifica con precisione cosa si cerca e in che periodo di tempo", sottolinea la Gallucci, secondo cui "il tema è ancora più delicato perché si tratta di una persona come Delmastro, notoriamente impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata, tanto da ricevere per questo minacce di morte".

Se davvero dietro la "leggerezza politica" si nasconde un vorticoso giro di denaro da ripulire, perché metterci la faccia? Caroccia ha dichiarato di avere conosciuto Delmastro nel ristorante che gestiva in precedenza (Baffo) sostenendo che l'ex sottosegretario avrebbe deciso di aiutarlo economicamente, tanto da averci smenato 40mila euro.

L'opposizione sente puzza di opportunità e spara a zero con Angelo Bonelli (Avs) e Giuseppe Conte, leader M5s: "Dicono a chiacchiere di fare la lotta ai clan e non danno le chat ai pm?". Il Pd con Debora Serracchiani chiama in causa direttamente il premier Giorgia Meloni: "Non aveva detto che non avrebbe coperto più nessuno?".

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