"I vecchi contenitori si stanno spaccando. Ora è possibile un partito liberale di massa"

L'ex presidente del Senato: "Su Europa e giustizia la Lega si è spostata al centro"

"I vecchi contenitori si stanno spaccando. Ora è possibile un partito liberale di massa"

Sul nome non si fa problemi: «Lo possiamo battezzare in tanti modi: partito conservatore, oppure liberale, o ancora repubblicano, all'americana».

Marcello Pera, filosofo, ex presidente del Senato, accarezza la Federazione di centrodestra.

Favorevole?

«Certo, la Lega si sta spostando al centro, pensi al cambio di marcia sull'Europa o sulla giustizia. Mi pare venuto il momento di mettere insieme forze che, sia pure con sensibilità diverse, rappresentano lo stesso centrodestra».

Sarebbe la fine di Forza Italia?

«Basta con le recriminazioni. Piuttosto, l'unione segnerebbe l'avvento di una nuova stagione. Draghi, con l'aiuto di 4 o 5 ministri a lui più vicini, decide le politiche del governo, i partiti sono in qualche modo più liberi di ridefinire le proprie identità».

C'è un riposizionamento generale?

«Si spaccano i vecchi contenitori».

Il Pd?

«Si è spostato a sinistra o, se vogliamo, sta diventando un partito radicale di massa, intestandosi la battaglia dei diritti civili a cominciare dal disegno di legge Zan».

I Cinque stelle?

«No, non si è ancora capito cosa vogliono essere».

La Lega?

«Sta progressivamente abbandonando le posizioni più gridate».

C'è uno spazio comune con Forza Italia?

«C'è la possibilità per la prima volta di creare un partito liberale e conservatore di massa».

Liberale?

«Liberale sul versante dell'economia e delle riforme, a cominciare da quella della Costituzione».

Conservatore?

«Rispetto ai valori che poi sono la difesa della tradizione cristiana».

La Meloni?

«È una destra diversa da quella per la quale si scisse dal Pdl, non sentendosi rappresentata».

Che vantaggi porterebbe questa nuova federazione?

«Anzitutto rafforzerebbe il governo Draghi che in questo momento è la miglior soluzione per l'Italia. E poi sarebbe la premessa per la nascita di un soggetto politico capace di innescare dinamiche utili per il Paese. Penso alle riforme, iniziando dalla seconda parte della Costituzione, all'economia e ai valori».

I sovranisti cambieranno faccia?

«È arrivato il momento di ridiscutere parole che vanno ripensate: sovranismo, europeismo, conservatorismo».

Scusi, ma i sovranisti non erano contro l'Europa?

«Quella battaglia va aggiornata. Il sovranista, in un contesto che cambia, sarà non chi dice no a priori all'Europa, ma chi si oppone ad un'Europa non controllata democraticamente. Insomma, il sovranista può dire sì alla cessione di sovranità, ma non al buio, senza la possibilità di contestare i vertici della Ue. Ad oggi nelle istituzioni europee non c'è democrazia».

E l'europeismo che fine farà?

«C'è una retorica dell'Europa che ci ha stancato. Credo che una partito conservatore possa spingere verso un'Europa più forte e insieme meno pervasiva. In grado di prendere decisioni su temi fondanti come la politica estera, capace di esprimere una difesa comune e di non lasciare l'Italia sola con il dramma dei migranti. Immaginiamo un'Europa che si faccia carico dei barconi che arrivano a Lampedusa e sia meno assillante quando si tratta di stabilire il diametro o il peso dei cetrioli. Ricordo il nostro vecchio slogan; Europe strong but light, Europa forte ma leggera».

Resta il conservatorismo, il terzo vocabolo da riscrivere.

«Il conservatorismo non può non essere in relazione ai valori e alla tradizione che è quella cristiana».

Da declinare ridisegnando la Costituzione?

«Sì, la riforma della Costituzione è ormai indifferibile. Qui occorre una Commissione Costituente eletta dal popolo».

Avanti dunque con un partito all'americana, ma viene il dubbio che sia una riedizione della vecchia Dc.

«Se è la prima Dc, quella dei padri fondatori, allora ben venga il paragone. Purché sia proprio quella di De Gasperi, Scelba, Vanoni e Pella».

Scusi, ma la Meloni non fa concorrenza a questo mondo?

«Si ma anche la Meloni deve ripensare se stessa. Di rendita non campa più nessuno».

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