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"I veri criminali sono gli scafisti. E non certo Mario Roggero"

Il leader leghista Matteo Salvini commenta l'esclusiva del Giornale sui trafficanti di clandestini

"I veri criminali sono gli scafisti. E non certo Mario Roggero"
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Fra Bari a Roma il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, risponde sull'ultimo scandalo delle Ong del mare rivelato dal Giornale.

Cosa pensa della consegna dei migranti a Sea-Watch da parte dei trafficanti rivelata da il Giornale?

"Sono stato sei anni sotto processo con l'accusa di sequestro di persona per aver fatto il mio dovere da ministro dell'Interno: fermare gli sbarchi e mantenere la promessa di contrastare l'immigrazione clandestina. Questi sono i veri criminali, e non Mario Roggero, per il quale chiediamo la grazia. Nel corso del processo, la difesa ha posto più volte l'attenzione proprio sui rapporti e sulle possibili connivenze tra trafficanti e alcune organizzazioni. A sinistra ci accusavano di essere folli e negavano perfino l'esistenza del problema".

Il video del trasbordo dei migranti a meno di 30 miglia dalla Libia è stato filmato da un aereo di Frontex. La Guardia Costiera, che dipende dal suo ministero, era al corrente di quanto accaduto, sembra anche il giorno dopo?

"La Guardia Costiera italiana è ovviamente in costante raccordo con Frontex. Proprio in questi giorni due uomini della Guardia Costiera sono a processo per la tragedia di Cutro: è impensabile pensare che donne e uomini in divisa, che ogni giorno rischiano la propria vita per salvarne altre, possano deliberatamente sottrarsi ai loro doveri. Confido che venga riconosciuta la loro correttezza e che arrivi rapidamente una piena assoluzione. Per quanto riguarda questa vicenda, essendo all'attenzione dell'autorità giudiziaria, sarebbe improprio esprimere valutazioni o anticipare conclusioni. Attendiamo che venga fatta piena luce sui fatti".

Il cittadino comune potrebbe chiedersi come mai Sea Watch 5 continui a recuperare migranti in mare per sbarcarli in Italia: gli ultimi 50 sono arrivati il 12 luglio.

"E avrebbe ragione a chiederselo. Il governo sta intervenendo con determinazione per contrastare l'immigrazione clandestina: accordi con i Paesi di origine e di transito, rafforzamento dei rimpatri, nuove norme sui Paesi sicuri e il modello Albania vanno tutti nella stessa direzione. I risultati sono concreti: gli sbarchi diminuiti del 54% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, passando da 33.132 a 15.391. Il calo è del 57% dalla Libia, del 50% dalla Tunisia e addirittura dell'87% dalla Turchia. L'obiettivo è impedire che i trafficanti continuino a utilizzare il Mediterraneo come una rotta per il business dell'immigrazione illegale".

Gli sbarchi diminuiscono, ma le Ong, in percentuale, hanno portato in Italia da gennaio oltre il 21 per cento dei migranti. È normale?

"No. È un dato che conferma come il ruolo delle Ong nel Mediterraneo debba essere affrontato fino in fondo. Salvare vite è un dovere, ma nessuno può sostituirsi agli Stati e trasformare il soccorso in un servizio di trasporto sistematico verso l'Italia. Serve anche piena trasparenza su chi finanzia queste organizzazioni, italiane e straniere, e sull'eventuale utilizzo di risorse pubbliche. Bisogna inoltre impedire che la presenza delle navi delle Ong diventi, anche involontariamente, un fattore di attrazione e un punto di riferimento per i trafficanti".

Le Ong del mare, come Sea-Watch, attaccano frontalmente il governo. Fanno politica?

"Assolutamente sì. Alcune Ong non si limitano a svolgere un'attività umanitaria, ma portano avanti una precisa battaglia politica e ideologica contro il Governo italiano e le sue politiche di contrasto all'immigrazione clandestina. Basti ricordare gli attacchi personali di Oscar Camps nei miei confronti, oppure il sostegno pubblico di esponenti della sinistra, da Enrico Letta fino a Pep Guardiola con la maglietta di Open Arms. Non è un caso che alcuni attivisti siano poi approdati direttamente nelle istituzioni candidandosi con la sinistra e con i Verdi. È inaccettabile che soggetti privati stranieri pretendano di condizionare le scelte democratiche e la politica migratoria di uno Stato sovrano".

"Remigrazione" sembra essere lo slogan del momento, ma è davvero

fattibile?

"Al di là del dibattito lessicale, il principio è semplice: si chiami remigrazione, rimpatrio o espulsione, chi si trova illegalmente in Italia non può rimanervi e deve essere riportato nel proprio Paese".

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