Igor sparito tra le acque Nemmeno la tecnologia riesce più a scovarlo

Minniti promette: «Non avrò pace finché non sarà catturato». Ma il tempo aiuta il fuggitivo

Igor sparito tra le acque Nemmeno la tecnologia riesce più a scovarlo

Basta guardarla dall'alto, con Google Earth, la zona dove da tredici giorni si dà la caccia a Igor Vaclavic: e salta all'occhio che accanto alle strade grigie d'asfalto c'è un altra rete, quasi altrettanto fitta, di strade che la attraversa e la collega al resto del mondo. Sono le vie d'acqua: fiumi, e soprattutto canali, i canali costruiti nel corso dei secoli per bonificare le zone malariche. E oggi divenuti forse la strada imboccata da Igor per continuare la sua interminabile fuga.

Nel clima di pessimismo sempre più palpabile che accompagna la caccia all'assassino, l'ipotesi della fuga via acqua fa irruzione all'improvviso, con la scoperta che una barca è sparita tre giorni fa, in un canale laterale: una barchetta, usata da un contadino per i suoi spostamenti. Forse l'ha portata via la corrente. Oppure è stata davvero usata da questo criminale pieno di risorse per rompere l'assedio. I canali portano verso il Reno, altri verso il Sillaro, e da lì di nuovo al Reno. Sui canali non ci sono posti di blocco. E se Igor è sparito via acqua ormai è lontano, fuori dal terreno che ancora ieri carabinieri e reparti speciali continuano a battere.

«Non avrò pace fin quando non lo prenderemo», dice ieri in una intervista al Carlino il ministro dell'Interno, Marco Minniti. Ma il ministro è il primo a sapere che ogni ora in più le speranze che Igor sia ancora nella zona dei suoi ultimi crimini si assottigliano. Ieri, per una manciata di minuti, l'illusione di una svolta: poco dopole due, i contadini al lavoro nei campi tra Campotto e Lavezzola ricevono l'ordine di abbandonare immediatamente la zona. Sembra il preannuncio di un blitz. Ma non accade nulla. Falso allarme, l'ennesimo.

«Abbiamo messo in campo uno schieramento di forze senza precedenti», dice Minniti, ed è vero (anche se resta inspiegabile l'assenza della polizia di Stato dalle operazioni di ricerca). Mandare sul campo altri uomini non servirebbe, già così l'area delle ricerche è presidiata in modo capillare. «Se è qui lo troviamo», garantiscono gli uomini che danno la caccia al fuggiasco. I dubbi sul successo nascono se si ipotizza che Igor sia riuscito, in barca, a piedi o chissà come, a allontanarsi. La caccia continuerebbe, ma le tecniche inevitabilmente dovrebbero cambiare.

«Il ricercato si sta muovendo in un'area che conosce bene, ma noi siamo fiduciosi di poterlo trovare», dice il comandante del Ros dei carabinieri: ma lui stesso lascia capire che questa caccia hi-tech finora non sta dando risultati, «le tecnologie consentono di aprire delle porte, ma bisogna trovare la serratura». E la serratura, il punto debole di Igor, ancora nessuno ha capito quale sia.

Così il tempo scivola via, in una caccia diventata routine, e col passare dei giorni scemano inevitabilmente adrenalina e motivazione. A Budrio, dove l'1 aprile Igor ha ucciso il barista Davide Fabbri, ieri la moglie ha rialzato per la prima volta dalla sera del delitto la serranda del locale. «Lo faccio per Davide, il bar era la sua vita», dice la vedova. E poi, quasi in un sussurro, aggiunge: «Io ho paura».

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