“Champagne… nella vittoria, lo meritiamo; nella sconfitta, ne abbiamo bisogno”, questa massima di Napoleone Bonaparte accompagna spesso l’antico rito del Sabrage, l’arte di aprire una bottiglia di champagne con la sciabola, un’azione sfarzosa ed elegante a cui vi sarà capitato di assistere, o di essere addirittura protagonisti.
Associata agli ussari - coloro ch’erano inquadrati nei reggimenti d’élite di cavalleria leggera che venivano impiegati in battaglia con compiti di disturbo come schermagliatori, azioni di sfondamento delle posizioni di artiglieria, piccole sortite dietro le linee e l'inseguimento delle truppe nemiche in fuga - la pratica del Sabrage, letteralmente aprire una bottiglia con la tipica sciabola impiegata dai reparti di cavalleria nelle temerarie cariche che mostravano il “lampo de’ manipoli, e l’onda dei cavalli”.
Perfetta per fendere con velocità l’avversario in battaglia, la sciabola degli Ussari, di cui la Francia imperiale possedeva ben 11 reggimenti, si prestò bene, e non di rado, ad aprire le effervescenti bottiglie del pregiato vino assemblato “per caso” da un monaco benedettino dell'Abbazia di Hautvillers, Dom Pierre Pérignon.
Benché l’origine di questa antica tradizione sia tutt’ora controversa, si dice che Napoleone, durante le partenze per le sue campagne militari, si fermasse volentieri nello Champagne, dove producevano uno dei suoi vini preferiti, e adorasse stupire gli aristocratici europei cui faceva visita, mostrandogli come si poteva aprire una bottiglia di champagne usando la sciabola degli eleganti cavalleggeri che vestivano sgargianti uniformi all’ungherese, con i loro dolman pieni di alamari portati su una spalla, e le loro giberne sabretache finemente ricamate. Si dice anche che la vedova Clicquot venisse salutata dagli ufficiali ussari che sciabolavano lo champagne in suo onore mentre cavalcavano ai margini del suo domaine a Reims. Per alcuni questa pratica l’avrebbe ispirata a sperimentare il remuage in tempi in cui i metodi di “sboccatura” - necessaria a rimuovere i lieviti esausti accumulati nel collo della bottiglia dopo la seconda fermentazione - dovevano essere perfezionati.
È opinione di tanti che il sabrage fungesse anche da “forma rudimentale di dégorgement”, dato che la forza improvvisa impressa dalla sciabola sul collo della bottiglia rilasciava la pressione adatta a garantire l'espulsione dei residui sgraditi. Per chi non avesse presente l’azione, si tratta del tenere la bottiglia con il collo in un'angolazione di circa 20 gradi e far scorrere il corpo centrale della lama lungo di esso con un colpo secco che influirà sul labbro e sulla giuntura verticale, dove si concentra un determinato stress, lasciando che la pressione che si genera all'interno della bottiglia di champagne faccia il resto.
Noi abbiamo conosciuto gli ussari e le loro imprese attraverso romanzi come I duellanti, l’indimenticabile racconto di Conrad, e nel capolavoro cinematografico di Ridley Scott, trasposizione dell’infinito duello tra lo smargiasso Feraud e il cavalleresco D’Hubert. Quindi, possiamo immaginare quale fascino potessero suscitare negli osservatori questi soldati gentiluomini, cavalieri erranti e impareggiabili spadaccini che avevano servito Napoleone attraverso l’Europa, fino all’Egitto e la Russia, e che, vittoria dopo vittoria, si erano esibiti in questo suggestivo rito che si è imposto nella tradizione militaresca e che, per la sua bellezza, è perdurato fino ai nostri giorni, venendo rispolverato nei momenti di festa.
Se sentirete l'impulso cavalleresco di emulare gli ussari in questa celebre azione, la raccomandazione resta sempre quella di essere prudenti, fare pratica e molta attenzione, ma vedrete che quando vi troverete a stappare una bottiglia champagne come i più spavaldi cavalleggeri dell’epoca napoleonica, gli sguardi dei presenti saranno ancora una volta pieni di ammirazione, anche se non avete preso parte alle cariche di Marengo, di Austerlitz o Jena.