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Milano accoglie i potenti del mondo. Vance all'hockey (e oggi vede Meloni)

Ieri sera cena blindatissima con i capi di Stato: sigillati gli smartphone dei camerieri. Prima il vicepresidente Usa all'Arena di Rho. La battuta a Zaia: "Sei un ragazzo forte"

Milano accoglie i potenti del mondo. Vance all'hockey (e oggi vede Meloni)
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La torcia scalda i milanesi nel giorno in cui la città si blinda. I tedofori corrono - o meglio avanzano a passo d'uomo - per le strade e finalmente signori in cravatta, ragazzi e nonne col passeggino escono dalle case e dagli uffici per tuffarsi dentro l'Olimpiade. Intanto, J.D.Vance e Marco Rubio raggiungono la Rho Ice Hockey Arena per guardare l'esordio della nazionale femminile. Il vice di Trump entra nello stadio del ghiaccio, con la figlioletta Mirabel in braccio, e lo squadrone Usa segna il primo gol contro la Repubblica ceca. Il programma però è un metronomo che non ammette troppe distrazioni.

L'appuntamento più importante della giornata per il vicepresidente, la moglie Usha e i tre figli è quello della sera: la cena per 450 ospiti, con Mattarella e uno stuolo di teste coronate e vip, apparecchiata nella Cattedrale della Fabbrica del vapore.

Ai fornelli ci sono i fratelli Enrico e Roberto Cerea, insomma il marchio Da Vittorio, tre stelle blasonatissimo e forse il catering tricolore più affermato. I due vanno sui sicuro: paccheri alla Vittorio, una firma d'autore, vitello alla milanese con una nuvola di patate cremose allo zafferano, tiramisù e assortimento di dolci in miniatura; il tutto accompagnato da un bianco della Venezia Giulia e un rosso di Franciacorta. Dicono che i camerieri siano stati costretti a sigillare i telefonini con adesivi: riservatezza e sicurezza prima di tutto.

E oggi accadrà qualcosa di simile quando alle 13 circa Giorgia Meloni incontrerà Vance in prefettura. Forse il momento di più alta fibrillazione in questi giorni di tensione e euforia. I rapporti fra l'Europa e gli Usa sono un mare in tempesta, con troppi argomenti in agenda e nei retropensieri di tutti noi. I dazi. Gli attacchi alla Ue, considerata debole, anzi inerme e piegata al pensiero woke. I rapporti non sempre chiarissimi con la Russia e il nodo della guerra fra Mosca e Kiev. Quel che succederà forse a breve in Iran.

La diplomazia del ghiaccio può forse migliorare le relazioni e, chissà, limare le asperità che a volte, in un vortice imprevedibile, sembrano mandare in frantumi l'intero ordine mondiale.

Ma questo si vedrà oggi. La cena è un album di principi, presidenti e re. Con siparietti curiosi: Vance arriva e trova subito l'ex governatore del Veneto Luca Zaia che saluta alla sua maniera: "Sei un ragazzo forte". Chissà, forse vuole candidarlo con i Repubblicani.

L'elenco dei presenti è davvero strabiliante: in ordine sparso, giusto per citare qua e là, il granduca Henri di Lussemburgo e il re Willem-Alexander dei Paesi Bassi, Alberto di Monaco e il principe, sconosciuto ai nostri radar, Wangchuck del Bhutan. Sembra di stare dentro una fiaba contemporanea, anche se questi non sono tempi adatti alle favole. E infatti la presenza del presidente della Svizzera Guy Parmelin ci riporta alla realtà.

In un'altra epoca, solo una manciata di mesi fa, ne avremmo parlato con simpatia mista a ironia, oggi c'è un macigno fra Roma e Berna, rapporti tesissimi, un ambasciatore richiamato di corsa in patria, e insomma, quei nostri ragazzi morti bruciati che segneranno per generazioni i rapporti fra i due Paesi.

Però una cerimonia inaugurale, come quella che ci sarà oggi a San Siro, può anche essere l'occasione per provare a vedere le cose da un altro punto di vista. Più costruttivo e meno polemico.

Non è detto che funzioni.

E infatti Emmanuel Macron, che non vuole stare seduto vicino ai potenti a stelle e strisce, annuncia che forse avrà problemi di agenda. E potrebbe anche non arrivare a Milano, per 24 ore la capitale del mondo e della speranza.

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