utorità necessaria per sottoporre queste questioni al Judicial Committee del Privy Council, cioè il Comitato Giudiziario del Consiglio Privato del Re. In base al Judicial Committee Act del 1833, infatti, il Comitato Giudiziario è la Corte d’Appello Suprema per alcuni Paesi del Commonwealth, per i Territori Britannici d’Oltremare e si occupava di dirimere le controversie nei confini dell’ex Impero britannico.
Due possibili interpretazioni
Il sovrano ha espresso pubblicamente tutto il suo rammarico nei confronti delle vittime della tratta degli schiavi, per le conseguenze di questo crimine ma, come hanno fatto notare i media, non si è scusato ufficialmente. La frase “il passato non può essere cambiato”, pronunciata nel discorso del 2024, potrebbe avere due interpretazioni totalmente opposte: nella prima Carlo ammetterebbe, seppur in maniera velata, le colpe dei suoi lontani predecessori, ma considererebbe chiuso quel capitolo della Storia proprio perché nessuno può tornare indietro nel tempo e riscriverlo. L’unica possibilità è andare avanti con consapevolezza. L’ammissione sarebbe già una sorta di richiesta di perdono. Nella seconda interpretazione, più debole, Sua Maestà potrebbe aver preparato il terreno per delle future scuse pubbliche attraverso i suoi discorsi (che, però, non implicano automaticamente degli indennizzi). Tuttavia è impossibile sapere se e quando ciò avverrà. La questione, infatti, non è solo nelle mani del Re.
Il Re non si scuserà
Se anche Carlo III volesse scusarsi per la schiavitù, non potrebbe farlo facilmente. La Bbc ha precisato in merito: “I monarchi parlano su suggerimento dei ministri e riguardo a una questione di tale sensibilità politica i discorsi [del Re] dovranno rimanere all’interno dei confini della politica di governo. In altre parole [Carlo] deve attenersi al copione”. Il sovrano non può decidere liberamente e non può scegliere i tempi e i modi di eventuali scuse. Anche la storia della schiavitù, infatti, deve essere annoverata tra i temi politici e la royal family ha il dovere di mantenere la neutralità. L’intera vicenda mostra evidenti tratti paradossali: l’orribile piaga sociale e storica della schiavitù sarebbe stata sfruttato anche da alcuni sovrani inglesi, ma l’attuale Re non può discostarsi dalle linee guida del governo, qualunque sia il suo pensiero.
Il vero significato della parola “dolore”
Secondo la Bbc Carlo III non chiederà mai scusa in maniera esplicita. Nei suoi discorsi, però, il Re ha affrontato il problema usando una parola che potrebbe essere intesa come una sorta di sinonimo di “scuse”, ovvero “dolore”. Ritroviamo questo termine anche nell’intervento di Carlo avvenuto durante il banchetto di Stato a Nairobi, nell’ottobre 2023. In quel caso Sua Maestà si riferiva in particolare alle “colpe” commesse dall’Impero britannico nelle colonie per le quali “non ci sono giustificazioni”. Carlo III, poi, mise in evidenza i suoi sentimenti di “grandissimo dolore e rammarico”. La Bbc ha scritto in proposito: “L’uso [della parola] ‘dolore’ evita accuratamente il ricorso [al termine] perdono”.
Una questione aperta
Per alcuni le mancate scuse sarebbero un modo molto semplice per nascondere i torti e far finta di nulla. Per altri, invece, non avrebbe senso imporre a Re Carlo III di chiedere perdono per gli errori commessi dai suoi predecessori. È comprensibile la posizione del sovrano, che è un uomo con un pensiero ben delineato e una sensibilità spiccata, ma è anche un Capo di Stato con dei doveri.
È altrettanto comprensibile e condivisibile il punto di vista dei discendenti delle vittime della schiavitù e, in generale, di quanti chiedono delle scuse per un passato di tormenti e sofferenze che non hanno avuto giustizia e che nessuno è riuscito a evitare, né a lenire. Il dibattito è ancora aperto.