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Politica

“Il movimento trans è una menzogna”. Gli studenti insorgono contro il seminario sul gender

Bufera all’Università del Salento per il ciclo di incontri su sesso e identità di genere. Gli studenti chiedono di rivedere il programma e organizzano un contro-seminario

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Basta mettere in discussione alcuni dogmi del dibattito sul gender per accendere la protesta. Succede all’Università del Salento, dove un seminario inserito nel corso di laurea in Servizio sociale ha spaccato la comunità accademica e provocato la reazione delle associazioni studentesche.

L’iniziativa si intitola “Sesso, genere e il pacchetto gender” e prevede cinque incontri, organizzati su impulso di una docente del dipartimento di Scienze umane e sociali. Nel programma si parla esplicitamente di “posizioni contrastanti nel dibattito pubblico” italiano e internazionale. Ma a far scattare la polemica sono soprattutto alcuni dei testi scelti: “La cancellazione del femminile, il sessismo al contrario e la teoria del privilegio cisgender”, “Perché Terf è un insulto misogino” e, ancora più esplicitamente, “Il movimento trans è una menzogna”. Tra gli appuntamenti figura anche quello dedicato a “I minori trans: liberazione o adattamento?”.

Come riporta Repubblica, per l’Unione degli universitari di Lecce l’impostazione sarebbe troppo sbilanciata. Gli studenti parlano di una lettura “unilaterale” dei temi affrontati e arrivano a definire “transfobica” la linea del seminario, chiedendo una revisione del programma. Nel mirino finisce anche il credito formativo riconosciuto a chi partecipa, anche se la frequenza resta facoltativa.

“Non mettiamo in discussione la possibilità di affrontare questi temi all’interno dell’università”, precisano gli studenti, che chiedono però “pluralismo, rigore scientifico e reale possibilità di confronto”. E per rispondere all’iniziativa hanno deciso di organizzare un contro-seminario, in programma da venerdì 9 ottobre, dal titolo “Sesso e genere: i ruoli di genere, tra professioni stereotipate e decostruzione del maschile”.

La protesta è arrivata anche sul tavolo del rettore, invitato dagli studenti ad assumere “una posizione chiara”. Ma dal corso di laurea arriva una difesa netta della libertà accademica. Il presidente di Servizio sociale Vincenzo Lorubbio spiega a Rep di aver scelto fin dall’inizio di “valorizzare il pluralismo e la libertà del confronto accademico” su argomenti sensibili come minori trans e maternità surrogata.

“Credo che l’università debba essere, per sua natura, uno spazio nel quale anche posizioni controverse possano essere conosciute, discusse e sottoposte a critica”, sottolinea Lorubbio. E ricorda che il programma approvato dalla commissione prevedeva espressamente il confronto tra “posizioni contrastanti”, non l’esposizione di un’unica linea.

Il docente tende comunque la mano agli studenti e considera positiva la loro reazione critica, purché il dissenso rimanga “argomentato, rispettoso e orientato al dialogo”. Il punto, però, resta tutto lì: in un’università chiamata per definizione a ospitare idee diverse, questa volta è bastato inserire nel programma testi critici verso alcuni capisaldi del dibattito sull’identità di genere per trasformare un seminario facoltativo in un caso accademico.

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