Impossibile abituarsi a una vita "senza"

Senza, è una continua sottrazione. Un mondo che tende all'infinito verso il basso. Una vita che toglie tutto quello che hai conquistato

Impossibile abituarsi a una vita "senza"

Senza, è una continua sottrazione. Un mondo che tende all'infinito verso il basso. Una vita che toglie tutto quello che hai conquistato. Un universo catturato in un buco nero. Senza, è la paura che non riesci a dominare, il nemico con cui non riesci a convivere, il potere che ti svuota e ti rende inutile. Senza è anche come ci vorrebbero oggi, per nascondere il niente che sono stati capaci di fare. E per mentire su quello che stanno facendo, perché sembri ciò che non è.

Pensateci quando vi dicono che potete vivere senza, ce lo ripetono tutti i giorni, un giorno alla volta. Pensate a una strada senza automobili, a un bar senza movida, un calcio senza dribbling, agli affetti senza contatti, a un'estate senza vacanza. Loro sottraggono ogni giorno qualcosa, perché poi possono dire di averti avvertito. Virologi, esperti, task force, politici, governi: chi aveva previsto? Nessuno. Ma adesso sanno tutto, e vanno togliendo per sembrare giganti. Infischiandosene del fatto che un mondo senza, non può reggere. È il nulla.

Sì, certo, poi ci vogliono delle regole. Anche senza quelle è il caos. Ed è giusto farle rispettare. Ma non si può solo togliere per aggiungere una continua decrescita infelice del nostro quotidiano. Se apri i bar, è ovvio che la gente ci voglia andare. Ed è normale viceversa che se la gente non ci va, il bar chiude. È un ciclo logico, senza alternative. Non è liberismo, è libertà. E se la gente va al bar senza stare a un metro di distanza, la colpa non è della folla, dei baristi, dei cocktail. Ma dell'incoscienza di chi è senza cervello. E pure senza quello diventa tutto inutile.

E dunque: prendiamo atto di quello che dovrebbe essere il nostro oggi senza tutto, ma con il solo terrore di non farcela. Ragioniamoci un po' è chiediamoci se ne vale la pena rischiare adesso, per non avere niente domani. O mai più.

Dicono: fino a quando il virus non muore, dobbiamo vivere la nuova normalità. Giusto. Che però è vivere senza normalità, fatta anche di rischio, di paure, così come di regole e di razionalità. È tutto un «con» la nostra esistenza. E mai tutto andrà bene, perché così è la vita. Non si elimina la possibilità di un incidente stradale smettendo di guidare. Non si cancella il pericolo di affogare svuotando l'acqua del mare. Si nasce, si vive, ci si ammala e si muore. Ma si cresce, si ama, ci si emozione, si scoppia di gioia.

È il miracolo del nostro io, senza quello non esistiamo.

Tutto diventa un eterno tavolino quadrato a tre gambe, che traballa finendo per crollare.

E allora armatevi di mascherine, metteteci un po' cautela, aggiungete tutta la pazienza che avete, evitate follie, pensate a voi stessi e agli altri. E di tutto questo traetene la giusta somma. Senza farvi sottrarre nulla.

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