Le (indegne) accuse 5s per coprire il fango di Grillo

L'inchiesta sul figlio di Grillo accusato di stupro finisce in politica quando il comico entra a gamba tesa con un video vergognoso. Il M5s, già in crisi per la rottura con Casaleggio, sprofonda nel baratro. Per risollevarsi lancia accuse infamanti contro Salvini

Le (indegne) accuse 5s per coprire il fango di Grillo

All'inizio di tutto c'è un'inchiesta aperta. Da una parte Ciro Grillo, figlio dell'ex comico nonché garante del Movimento 5 Stelle, dall'altra una italo-svedese che lo accusa di averla stuprata nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 2019 al termine di una serata alcolica iniziata nella discoteca Billionaire e finita all'alba nella casa del giovane. Le indagini vanno avanti da tempo. Presto, molto probabilmente, si andrà a processo. A far uscire il caso dalle mura della procura di Tempio Pausania, in provincia di Sassari, dove gli inquirenti ipotizzano la violenza sessuale di gruppo nei confronti della giovane conosciuta in vacanza, e a portarlo dritto nelle stanze del potere romano, è lo stesso Grillo senior pubblicando un video vergognoso in cui per difendere la figlio si mette a infangare pubblicamente la ragazza. Un minuto e mezzo di violenza verbale che scatena l'indignazione generale. Non nel Movimento 5 Stelle, però. Al di là della timida presa di distanza di Giuseppe Conte e di qualche voce fuori dal coro, i grillini non solo non riescono a condannare il capo ma, pur di risollevarsi dal baratro in cui sono sprofondati, si mettono a lanciare accuse infamanti contro Matteo Salvini e Giulia Bongiorno.

È un burrone che non conosce fine, quello in cui stanno ruzzolando giù Beppe Grillo e i suoi adepti. I problemi sono innumerevoli. Problemi di leadership e problemi di immagine. I primi stanno dilaniando il movimento ormai da mesi e rischiano di finire in una irrimediabile fuga da Davide Casaleggio e dai server della piattaforma Rousseau. È una guerra intestina che va avanti da tempo e che non troverà pace se non quando le due anime si manderanno a-farsi-benedire e andranno ognuna per la propria strada. Oltre a questi scossoni i pentastellati devono far fronte a un altro grattacapo. Non senza imbarazzi. Perché ce l'ha in casa il boss. È il reato infamante che i pm hanno appiccicato addosso a Ciro Grillo. La chiusura delle indagini deve aver fatto letteralmente sbroccare l'ex comico. Ed ecco il video choc sbattuto sul blog e su YouTube. Un minuto e trentanove secondi di delirio dove gli indagati diventano "ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande e saltellano con il pisello" di fuori, perché non sono quattro stupratori ma soltanto "quattro coglioni", e la ragazza viene dipinta come una bugiarda cha ha denunciato soltanto otto giorni dopo. Non è solo la ferocia con cui attacca la giovane a fare impressione. C'è anche la gogna ordita sui canali generalmente usati per la propaganda politica a moltiplicare la potenza e la violenza del messaggio. Lo capiscono anche all'interno del movimento. "Io ci ho messo 6 mesi per denunciare la violenza", si dissocia Federica Daga. Non è la sola. Ma il dissenso è circoscritto.

I vertici del Movimento 5 Stelle tacciono dinnanzi alla zampata del capo. Solo Conte accenna un passo indietro. E gli altri? Muti. Persino il ministro per le Politiche giovanili, Fabiana Dadone, che lo scorso 8 marzo (festa della donna) aveva pubblicato uno scatto con i piedi sopra il tavolo e la felpa dei Nirvana per sbandiera tutta la sua emancipazione femminile, si guarda bene dall'inorridere. "Credo sia davvero meschino entrare nel merito di una questione che riguarda privati cittadini, che non conosciamo e su cui sta lavorando la magistratura", scrive (soltanto oggi) su Facebook. "È meschino rendere spettacolo una vicenda che evidentemente fa soffrire le molte famiglie coinvolte". Viene da aggrottare la fronte, senonché c'è chi riesce a fare persino di peggio. In una intervista al Corriere della Sera la collega Anna Macina, sottosegretario alla Giustizia, prende di mira la Bongiorno, avvocato difensore della ragazza che denuncia Ciro Grillo (oltre che senatrice della Lega), accusandola di aver passato sotto banco informazioni a Salvini. "In tv ha riferito di averne parlato con la Bongiorno - si legge - e ha detto di aver saputo altri dettagli. Non è che questo video che non doveva vedere nessuno, lui l’ha visto? Sarebbe grave".

Le insinuazioni della Macina sono gravissime. Tanto più perché vengono da un membro del governo. E non uno qualunque. "Un sottosegretario di Stato alla Giustizia deve garantire l'imparzialità della giustizia - tuona la Bongiorno in una intervista a Repubblica - non può schierarsi contro un legale". Ora, mezzo parlamento vuole la testa della Macina. Non c'è solo il Carroccio a chiederne le dimissioni. Anche Forza Italia, Italia viva e Fratelli d'Italia pretendono l'intervento del Guardasigilli Marta Cartabia. "Quella va licenziata!", è il refrain che irrompe nell'Aula della Camera. I grillini, però, fanno quadrato. E quello che sembrava uno scivolone di un improvvisato sottosegretario diventa, di punto in bianco, l'arma con cui attaccare il nemico leghista. "È legittimo avere un dubbio - dicono i pentastellati - e su questo dubbio ci aspettiamo dei chiarimenti". Esattamente come Grillo ha infangato la giovane che chiede giustizia, la Macina, dal suo scranno al dicastero di via Arenula, getta infamie contro la Bongiorno. Una zampata per provare a coprire il fango dell'ex comico e i guai di un movimento che ogni giorno che passa si sta sgretolando sempre di più.

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