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"Innocenti uccisi in nome dell'antifascismo". Meloni ricorda le vittime degli anni di piombo

Nel discorso di Giorgia Meloni alla Camera anche il ricordo di Sergio Ramelli: "Nel nome dell’antifascismo militante ragazzi innocenti venivano uccisi a colpi di chiave inglese"

"Innocenti uccisi in nome dell'antifascismo". Meloni ricorda le vittime degli anni di piombo

"Nell’abisso non si pareggiano mai i conti, si precipita e basta". Giorgia Meloni nel suo discorso alla Camera per chiedere la fiducia pronuncia almeno 15 volte la parola "libertà". Una parola centrale, che ricorre anche quando sceglie di condannare ancora una volta apertamente il fascismo e i regimi anti-democratici. "A dispetto di quello che strumentalmente si è sostenuto, - ci tiene a sottolineare - non ho mai provato simpatia o vicinanza nei confronti dei regimi antidemocratici. Per nessun regime, fascismo compreso. Esattamente come ho sempre reputato le leggi razziali del 1938 il punto più basso della storia italiana, una vergogna che segnerà il nostro popolo per sempre".

Ma la violenza, specifica la premier, non ha colore politico. "L’orrore e i crimini, da chiunque vengano compiuti, non meritano giustificazioni di sorta, e non si compensano con altri orrori e altri crimini", dice con chiarezza. Il riferimento è agli anni di piombo e a tutte le vittime di quel periodo. "Una lunga stagione di lutti", la definisce, che "ha perpetuato l’odio della guerra civile e allontanato una pacificazione nazionale che proprio la destra democratica italiana, più di ogni altro, da sempre auspica". "La destra democratica italiana - ha ricordato Giorgia Meloni - ha sempre agito alla luce del sole e a pieno titolo nelle nostre istituzioni repubblicane, anche negli anni più bui della criminalizzazione e della violenza politica, quando nel nome dell’antifascismo militante ragazzi innocenti venivano uccisi a colpi di chiave inglese".

La figura di Sergio Ramelli

Ragazzi come Sergio Ramelli, militante 18enne del Fronte della Gioventù a cui nel marzo del 1975 un gruppo di 8 militanti di Avanguardia Operaia della facoltà di Medicina fracassò il cranio a colpi di chiavi inglesi da 40 centimetri. Dopo quasi due mesi di coma morì il 29 aprile. Sua madre, forse per trovare una giustificazione a tanto odio, tirò fuori un tema in cui il figlio aveva condannato le Brigate Rosse. Forse Sergio era stato ucciso per quello. Dodici anni dopo al processo sarà Luigi Montinari, stimato dentista, allora parte del commando, a spiegare che in realtà un motivo preciso per quella morte non c’era. "Non lo conoscevo, non lo avevo mai visto. Era un avversario politico, con una sua connotazione, e rappresentava una realtà che noi combattevamo", fu la risposta, riportata sulle pagine del Corriere dell’epoca, alla domanda "perché Ramelli?".

L’avvocato della famiglia del giovane studente milanese era Ignazio La Russa. Lo stesso che da presidente del Senato ha voluto rendergli omaggio nel discorso di insediamento. A lui come a Fausto e Iaio, i due militanti di sinistra, falciati anche loro a soli 18 anni a colpi di pistola, due anni esatti dopo la morte del militante del Fronte della Gioventù. Tanti, troppi morti, spesso rimasti senza giustizia. "Continueremo a batterci perché la memoria di ragazzi innocenti venga onorata, perché la storia drammatica di quegli anni faccia germogliare il fiore della pacificazione, perché la libertà di espressione abbia sempre la meglio sull'oscurantismo ideologico", scriveva Giorgia Meloni poco più di un anno fa denunciando la presa di posizione del Consiglio didattico dei Corsi di Laurea di Area Politologica dell'Università del Salento che aveva condannato la decisione del consiglio comunale di Lecce di intitolare proprio a Ramelli un giardino della città.

L’obiettivo non è cambiato: "Da allora, la comunità politica da cui provengo ha compiuto sempre passi in avanti verso una piena e consapevole storicizzazione del Novecento, ha assunto importanti responsabilità di governo giurando sulla Costituzione repubblicana, come abbiamo avuto l’onore di fare ancora poche ore fa, ha affermato e incarnato senza alcuna ambiguità i valori della democrazia liberale, che sono alla base dell’identità comune del centrodestra italiano". Da questi valori promette che non si discosterà: "Combatteremo qualsiasi forma di razzismo, antisemitismo, violenza politica, discriminazione".

Il vicesegretario del Pd, Giuseppe Provenzano, però, contesta le sue affermazioni: "Importante aver chiarito che non ha simpatie per il fascismo, però ha dimostrato una smaccata antipatia per l'antifascismo che non è stato i colpi di chiave inglese, come ha detto lei, ma è la matrice della nostra democrazia". "Ha parlato tanto di libertà, il premier, - rimarca - ma la madre di tutte le libertà è la nostra Resistenza e la Costituzione".

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