La visita di JD Vance a Budapest pochi giorni prima delle elezioni ungheresi che si terranno domenica non è né casuale né improvvisata ma frutto di un lavoro profondo tra il mondo conservatore magiaro e quello statunitense. Sarebbe infatti riduttivo limitare il rapporto tra Viktor Orbán e Donald Trump a una semplice affinità ideologica tra due leader di destra poiché, alla base delle loro relazioni, c'è un vero e proprio ecosistema culturale, ancor prima che politico, che si è sviluppato negli ultimi anni. A costruirlo è una fitta rete di think tank, fondazioni, eventi che ha reso Budapest la capitale della destra americana in Europa. Negli ultimi anni non solo alcune delle principali figure del mondo conservatore americano sono state ospiti delle realtà vicine a Orbán ma alcuni nomi di rilievo si sono trasferiti dagli Stati Uniti all'Ungheria.
Tra questi spicca Rod Dreher, l'autore de "L'opzione Benedetto", amico di lunga data di Vance che ha lanciato il suo libro Elegia americana. Dreher oggi vive a Budapest ma continua a intrattenere importanti relazioni negli Stati Uniti. Lo stesso vale per Gladden Pappin, cofondatore di "American Affairs" e oggi presidente dell'"Hungarian Institute of International Affairs". Pappin ha partecipato a vari incontri negli Stati Uniti tra l'amministrazione Trump e il governo ungherese in coordinamento con Balázs Orbán, direttore politico del primo ministro e figura molto attiva nel coltivare la rete internazionale ungherese.
Un ruolo importante in tal senso è svolto dall'MCC, il Mathias Corvinus Collegium che organizza tutte le estati a Esztergom un festival a cui hanno partecipato nelle edizioni passate in qualità ospiti d'onore anche Tucker Carlson e Peter Thiel. Grazie all'MCC ha svolto vari convegni in Ungheria anche Patrick Deneen, il teorico dell'ordine post liberale ritenuto uno dei riferimenti ideologici di J.D. Vance. Altra realtà molto attiva nel portare in Ungheria ospiti da oltre oceano è il Danube Institute diretto da John O'Sullivan, ex speechwriter di Margaret Thatcher, che in questi anni ha contribuito ad anticipare temi poi diventati centrali nell'agenda dell'amministrazione Trump. Non bisogna poi dimenticare che il primo CPAC europeo (la più grande conferenza dei conservatori a livello globale) si svolge proprio a Budapest dal 2022 organizzato dal Center For Fundamental Rights, think tank diretto da Miklós Szánthó. Viktor Orbán ha inoltre partecipato come relatore in varie occasioni alla "National Conservatism Conference" organizzata dalla Edmund Burke Foundation che rappresenta un'importante componente culturale del mondo conservatore americano.
C'è poi un altro elemento da tenere in considerazione che riguarda più l'aspetto umano del rapporto tra Trump e Orbán. Il presidente degli Stati Uniti non dimentica che Orbán è stato uno dei pochi leader europei a rimanergli vicino anche negli anni in cui governava Biden e si è espresso con un endorsement nei suoi confronti già mesi prima delle presidenziali. Un aspetto non secondario per Trump che dà un peso importante alle relazioni personali nella sua politica estera.
Dal canto di Orbán, anche alla luce dei contrasti con l'Unione europea, presentarsi come il principale alleato europeo dell'amministrazione Trump è un modo per aver una forte spalla politica a cui appoggiarsi come dimostra la visita di J.D. Vance a Budapest pochi giorni prima delle elezioni.