Cronache

"Io Zodiac e il Mostro? Bugie" Ma l'ammissione è registrata

L'ex militare Usa nega di aver mai confessato al biografo di aver commesso i 14 delitti. Le prove che lo incastrano

"Io Zodiac e il Mostro? Bugie" Ma l'ammissione è registrata

Firenze - Giuseppe Joe Bevilacqua ha smentito di essere il Mostro di Firenze e Zodiac. Non ha confessato «di essere l'autore dei delitti a loro attribuiti per il semplice fatto che non li ho commessi. Queste notizie - ha detto l'ottantaduenne americano accostato da un recente inchiesta giornalistica del Giornale ai due serial killer - hanno gravemente leso la mia dignità ed onorabilità, e turbato la serenità dell'intera mia famiglia. Per tali ragioni ho già attuato le vie legali per la tutela dei miei diritti».

Se qualcuno gli avesse posto una domanda più diretta, «signor Bevilacqua, lei è un serial killer?», la notizia sarebbe stata se avesse detto «sì». Ma questa non è una notizia. È l’avvocato di Bevilacqua che comunica che il suo assistito non ha ucciso almeno 20 persone. Forse sarebbe stato opportuno sollecitare l’ex direttore del Cimitero Americano di Firenze a dire la verità. La sua smentita avrebbe d’altronde poco valore, se le ammissioni dell'11 settembre 2017 fossero state intercettate, come mi è sembrato.

Fra le altre cose, durante il colloquio telefonico in cui ammise le sue responsabilità, Bevilacqua aveva detto «loro lo sapevano», riferendosi ad alcuni colleghi del 5° distaccamento di Criminal Investigation dell’esercito americano. Anche se probabilmente non è vero che i commilitoni del CID fossero informati della triste doppia vita di Bevilacqua, ci sono aneddoti che si aggiungono alle ammissioni di settembre. Uno di questi è relativo a una conversazione avvenuta al Bar Marconi di Falciani. In quell’incontro, Bevilacqua fece un’analisi sulla località dove Zodiac avrebbe potuto nascondere il corpo di Donna Lass, una delle sue possibili vittime, e indicò sulla mappa che gli avevo fornito il luogo che lui avrebbe ritenuto più appropriato.

Era lo stesso giorno di metà estate del 2017 in cui parlammo per la prima volta del serial killer americano. Il bar scelto per la chiacchierata si trova a breve distanza dalla sua ex abitazione e luogo di lavoro, il Cimitero Americano di Firenze, a 300 metri dall'ultimo delitto del Mostro, e a pochi chilometri dalla palestra di Tavarnuzze che dal 1981 porta (una coincidenza) quel nome famigerato, Zodiac. Avevo chiesto a Bevilacqua della sua presenza nel 1970 sul Lake Thaoe. Dopo 20 secondi di silenzio, aveva risposto «sì, ma non posso parlarne», aggiungendo di essere stato nei pressi delle scene del crimine di Zodiac nel periodo dei suoi delitti (a sud di Santa Rosa, nel 1969, e a Riverside, nel 1966). Alla domanda «dove avresti portato un corpo, se fossi stato il serial killer?», dopo aver ventilato varie ipotesi, l’ex direttore del Cimitero Americano fece un cerchio sulla mappa del Lake Tahoe con decisione: «Heavenly Valley». Il biografo gli chiese: «Perché?». Bevilacqua spiegò ridendo: «Perché Heaven significa paradiso».

Zodiac sosteneva che le sue vittime lo aspettavano nel «paradiso degli schiavi» dove, una volta morto, lo avrebbero servito per sempre. Lo scrisse varie volte nella sua corrispondenza con il San Francisco Chronicle. Sulle due lettere dell'ottobre 1970 che potrebbero alludere alla sparizione di Donna Lass nell’area del Lake Tahoe, avvenuta il mese precedente, erano apposti due francobolli della missione Apollo 8 su cui si leggeva: «In the beginning God... ». La frase biblica continua così: «…created the Heavens». In principio Dio creò i Cieli. È possibile che Bevilacqua ne conservi un paio del tutto simili nella sua collezione di francobolli, a casa, forse vicino all'album fotografico su cui ha disegnato una croce celtica in prima pagina.

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