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Isis, fermato un tunisino arrivato su un barcone. Salvini contro Lamorgese

Il 25enne era sbarcato a Lampedusa. Il leader leghista presenta un'interrogazione

Isis, fermato un tunisino arrivato su un barcone. Salvini contro Lamorgese

Era sbarcato a Lampedusa a fine agosto e aveva dichiarato un nome diverso da quello reale il tunisino 25enne arrestato dagli uomini della Polizia di Stato di Venezia e Gorizia, coordinati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, perché ritenuto organico a una cellula dell'Isis. La segnalazione era arrivata a ottobre dalle autorità tunisine, che tramite l'Interpol avevano segnalato la presenza dell'uomo su territorio italiano. Come spiega il primo dirigente della Digos della città lagunare, Carlo Ferretti, «il 25enne è stato seguito dalla Polizia per circa un mese e mezzo, durante questo periodo non ha dato segno di essere coinvolto nella preparazione di azioni, né è sembrato volersi costruire una posizione in Italia, e non ha avuto contatti se non con alcuni soggetti sbarcati con lui. Pensiamo che l'Italia non fosse la sua destinazione finale». Dopo lo sbarco e la richiesta di protezione internazionale, l'uomo è stato identificato e mandato prima in quarantena e quindi in un una struttura di accoglienza della provincia di Venezia. Il tutto fino alla comunicazione dello Scip (servizio per la Cooperazione internazionale di Polizia) riguardo all'appartenenza del soggetto che faceva parte della cellula vicina all'Isis che già aveva operato in Tunisia con attacchi anche esplosivi. La notizia è stata confermata anche dall'Aise, così il 23 novembre le autorità tunisine hanno reso internazionale il mandato d'arresto e il 25enne è stato fermato il giorno successivo nel Cpr di Gradisca d'Isonzo (Gorizia), dove era stato mandato e tenuto sotto sorveglianza perché ritenuto soggetto socialmente pericoloso. Il fermo è stato convalidato dalla Procura di Trieste. «L'uomo - prosegue Ferretti - ora potrebbe chiedere di essere processato in Italia, ma non si è ancora espresso sul punto». Si sta comunque ancora indagando, anche per rilevare possibili contatti che il tunisino potrebbe aver avuto con altri simpatizzanti dell'Isis. Immediate le reazioni politiche alla notizia.

Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese chiarisce che l'attività «testimonia l'efficienza del sistema di prevenzione e come sia massima l'attenzione delle Forze di polizia nell'intercettare ogni forma di pericolo». Il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia parla di «risultato eccellente del lavoro dei poliziotti della Digos di Venezia e Gorizia», mentre il collega Nicola Molteni, sottolineando il lavoro «straordinario e capillare della nostra Polizia di Stato», tiene però a dire che questo «impone al governo di alzare l'attenzione verso il radicalismo islamico e verso il contrasto dell'immigrazione illegale. Bloccare l'immigrazione clandestina e incrementare i controlli nei centri permanenti per il rimpatrio è indispensabile per garantire la sicurezza nazionale del Paese».

Duro anche il leader leghista Matteo Salvini, che annuncia «una interrogazione urgente al ministro Luciana Lamorgese sul caso». «La notizia è gravissima - dice -, chiediamo controlli su tutti gli attuali ospiti dei centri italiani». «L'umanitarismo italiano è il cavallo di Troia del terrorismo islamico - commenta il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) - e delle speculazioni migrazioniste che alimentano sotto diverse forme la tratta degli esseri umani. Quando si spezzerà questo connubio sarà sempre troppo tardi».

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