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Le istruzioni di "O'Nir" alla banda della bomba. La chiamata dall'Africa. "Meglio questo legale"

Gli ordini di Tavares al commando di Avellino D'Avino al giudice: "Non conosco Lavitola"

Le istruzioni di "O'Nir" alla banda della bomba. La chiamata dall'Africa. "Meglio questo legale"
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I contatti diretti tra gli esecutori materiali dell'attentato a Sigfrido Ranucci e l'intermediario con i presunti mandanti, il factotum di Valter Lavitola Gomes Clesio Tavares, sarebbero iniziati quando, ad aprile scorso, sentivano ormai il fiato sul collo delle indagini. E quando Pellegrino D'Avino e la compagna Marika De Filippis, due dei quattro membri della banda di Avellino accusati di aver piazzato l'ordigno, avrebbero ricevuto istruzioni sul da farsi. Gli indagati chiamavano la persona dall'altro capo del telefono "O'Nir", che gli inquirenti identificano nel braccio destro di Lavitola, considerato il presunto mandante della bomba con un movente ancora da individuare. Ma come emerge dagli atti dell'inchiesta della Procura di Roma, Clesio Tavares, che ora si trova in Camerun, non sarebbe solo un factotum che l'ex editore dell'Avanti considera "come un figlio" e il partner di un possibile business sui carbon credits nel Paese africano. I carabinieri del nucleo investigativo della Capitale nell'identificarlo citano un procedimento della Dda di Napoli del 2022 in cui il camerunense, già bodyguard nel napoletano, viene indicato "come soggetto intraneo al Clan Russo di Nola con la specifica funzione di riscossione crediti mediante intimidazione e violenza". A suo carico anche "precedenti di polizia in materia di stupefacenti", e un arresto "nel 2012" per droga. Clesio Tavares al Giornale aveva spiegato di essere in stretti rapporti con uno dei membri della banda di Avellino, Pellegrino D'Avino, tanto da aver fatto da "padrino" a suo figlio. E che proprio per questa amicizia aveva l'abitudine di prestargli la propria Renault Megane, che prima "era sua". Quell'auto, però, contestano ora i pm di Roma, sarebbe stata usata dal gruppo per fare un sopralluogo fuori da casa di Ranucci sei giorni prima dell'attentato.

Sarebbe stato "O'Nir", quando il cerchio delle indagini si stava stringendo, a dare a D'Avino e alla compagna De Filippis "istruzioni" sul da farsi. Compresa quella di "indurre" gli altri due membri della banda, Antonio Passariello (padre biologico di D'Avino) e Saverio Mutone, "ad avvalersi dell'assistenza legale dell'avvocato Cola". Sergio Cola è il legale che, con il figlio Arturo, assiste anche Lavitola in questa indagine. In ogni caso, scrivono gli investigatori, D'Avino riportava così le indicazioni ricevute: "Vedi un attimo, mi ha girato questo messaggio, sta in Africa. Ha detto: "diglielo dopo a tuo padre che () lo mandi da questo avvocato qua... parlate subito che se per caso dovesse succedere qualcosa, l'avvocato già sa come deve fare...per non farvi prendere nessun guaio" hai capito?(.)". Alla fine D'Avino sarebbe riuscito a "esercitare una pressione tale" da indurre Passariello a fissare un appuntamento con il legale il 20 aprile, "indicando il nominativo Gomes quale riferimento utile a consentire al difensore l'immediata comprensione della vicenda". D'Avino poi rassicurava il padre sul fatto che il legale sarebbe stato pagato "da quelli là, di Napoli... Questo è l'avvocato loro". I carabinieri annotano come Cola sia "storicamente legato alla difesa di esponenti di spicco della criminalità organizzata campana". Ieri D'Avino, difeso dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai pm, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee: "Non conosco Lavitola e non so chi sia Ranucci". Quanto a Clesio Tavares, "qualche volta ho lavorato con lui con cui mi conosco da tempo per avere fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania". I suoi legali hanno fatto ricorso al Riesame e puntano a far cadere l'aggravante del metodo mafioso.

Ranucci con un post si è difeso da quello che considera "fango quotidiano": "Contrariamente a quanto scritto da alcuni giornali e social che non hanno saputo distinguere parti reali da quelle romanzate del mio libro, non ho mai avuto rapporti con stagiste". E mentre i pm analizzano il suo cellulare e le dichiarazioni rilasciate ai giornali per verificare se fossero messaggi in codice, Lavitola resta in silenzio.

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