“Mina l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”. Questa la posizione dei magistrati contabili in relazione alla riforma della Corte dei Conti approvata dal Consiglio dei ministri. Le toghe stroncano senza mezzi termini il provvedimento e chiedono al governo guidato da Giorgia Meloni di fermarsi per consentire un confronto sui punti più delicati. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di uno sciopero in autunno.
Composto da 71 articoli, il testo interviene in profondità sull’organizzazione e sul funzionamento della magistratura contabile. Uno dei cambiamenti principali riguarda la distinzione tra le funzioni requirenti, esercitate dai pubblici ministeri contabili, e quelle giudicanti. Il passaggio da una funzione all’altra diventerebbe molto più complesso: prima di cambiare ruolo, infatti, il magistrato dovrebbe trascorrere tre anni negli uffici di controllo. Un meccanismo che, secondo i giudici contabili, finirebbe per introdurre una sorta di separazione delle carriere. Una scelta che il governo considera funzionale a una maggiore distinzione dei ruoli, ma che l’Associazione magistrati della Corte dei Conti ritiene problematica.
Non è tutto. La riforma al centro del dibattito rafforza inoltre i poteri del procuratore generale della Corte dei Conti, al quale verrebbero affidate funzioni di coordinamento più incisive sulle procure regionali. Sarà il vertice della procura contabile a indicare le priorità investigative e le tipologie di danno erariale da perseguire con maggiore urgenza.
È soprattutto su questo nuovo assetto che si concentrano le preoccupazioni delle toghe, secondo le quali il provvedimento potrebbe ridurre la capacità dei singoli uffici di indagare autonomamente sugli sprechi di denaro pubblico e sui danni arrecati alle casse dello Stato. L’Associazione magistrati della Corte dei Conti chiede ora un confronto diretto con Palazzo Chigi. “Si tratta di decreti ad alto contenuto tecnico. Li abbiamo ricevuti solo ieri ed è necessario meditarli, approfondirli, adeguatamente”, l’analisi sindacato delle toghe contabili.
Il presidente Donato Centrone ha contestato soprattutto i tempi dell’approvazione: “Una frettolosa approvazione rischia di minare l’indipendenza senza un ritorno in termini di efficace svolgimento delle funzioni e soprattutto di efficienza nell’erogazione di servizi da parte della pubblica amministrazione. Chiediamo, quindi, al Governo un breve rinvio”. Nel mirino dell’Associazione c’è anche la nuova organizzazione degli uffici, sia a livello centrale sia sul territorio. “C’è un problema di efficienza nella erogazione che la Costituzione affida alla Corte dei Conti”, ha aggiunto Centrone: “Sotto questo profilo si rischia di esercitare male le funzioni con diminuzione di garanzie”.
I magistrati chiedono dunque un incontro con il premier Meloni e sollecitano “una rimeditazione di alcuni criteri di delega e i necessari approfondimenti di alcune soluzioni attuative”. Come evidenziato in precedenza, in assenza di un’apertura da parte dell’esecutivo, l’Associazione potrebbe proclamare uno sciopero per l’autunno.
Le toghe contabili respingono infine l’ipotesi che la riforma possa essere collegata alle recenti decisioni assunte dalla Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto. Così Elena Papa, componente del direttivo dell’Associazione: “Non vogliamo credere che ci sia alcun collegamento fra le vicende concrete che riguardano lo svolgimento delle nostre funzioni dove però - ci teniamo a precisare - i colleghi hanno doverosamente applicato le norme che impongono alla Corte dei Conti la legittimità degli atti”.
