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Istruzioni per una piazza anarchica: "Il pestaggio è giusto e salutare"

Domani il corteo a Roma. Le regole di Askatasuna

Blindato in fiamme al corteo per Askatasuna
Blindato in fiamme al corteo per Askatasuna
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Alla vigilia del corteo di Askatasuna a Roma, previsto per domani con la Capitale in massima allerta, emerge un documento che non lascia spazio a interpretazioni.

Nasce come analisi degli scontri del 31 gennaio scorso a Torino, ma si trasforma in un manuale di guerra. "Un appello che non è quello di opposizione al governo ma la promessa di un'esplosione di rabbia, una rivolta". A scriverlo sono gli anarchici dell'area di Alfredo Cospito, regia - sembrerebbe - degli scontri in piazza. Il Giornale è riuscito ad entrare in possesso di questo materiale. Il tono è di chi non si pente, non arretra, ma studia e si prepara. Su Torino scrivono: "Mentre il viale centrale di corso Regina era molto affollato, le vie laterali sgombre offrivano interessanti prospettive di attacco", aggiungendo che "dal punto di vista tattico molto è migliorabile". Rivendicano apertamente la scelta dello scontro: "Ragazze e ragazzi appena ventenni, in molti casi ancora più giovani, si sono travisati, hanno formato con decisione un blocco nero, si sono preparati a combattere. Hanno attaccato la polizia". Uno dei passaggi più inquietanti è il rifiuto di essere vittimizzati e l'accusa va diretta al mondo progressista. "Molti - si legge - per strizzare l'occhio a sinistra, faranno leva sul vittimismo, sottolineeranno la violenza della polizia in piazza, si spingeranno fino a distorcere i fatti raccontando di un corteo inerme che all'improvviso e senza motivo è stato caricato a freddo dalle forze dell'ordine. A chi c'era tutto questo non può che suonare ridicolo". Ed è così che si frantuma la tesi della sinistra indicata come "l'espressione più pura di un moralismo impotente" e "l'unica responsabile delle derive fasciste in corso".

Gli anarchici spiegano anche come si organizza lo scontro: "Raggrupparsi in alcune centinaia con una chiara ed evidente disposizione allo scontro, prendere con naturalezza le prime linee e costringere tramite strumenti di controllo psichico molto sofisticati il resto del corteo a seguirli". E concludono senza mezzi termini: "Chi pensa che dinamiche del genere siano imputabili all'infiltrazione ha il cervello devastato". Infine, il ritorno alla violenza come base di tutto: "Chiamare l'episodio dello sbirro a terra un esempio di violenza selvaggia' vuol dire non sapere cosa sia la violenza". Il pestaggio è "un gesto giusto e salutare", scrivono.

E poi ancora: "Chi ha picchiato il poliziotto va ringraziato".

Domani Askatasuna tornerà in piazza a Roma e la sfida è tutt'altro che rassicurante. "Cercheremo di essere sempre da un'altra parte rispetto a dove ci cercate".

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