In Italia l'attivista Ahmadi e la giornalista Atefa "Così abbiamo la speranza che non sia tutto finito"

Impegnate per i diritti delle donne. Ora l'aiuto di un fratello, ristoratore a Venezia

Aveva partecipato a una manifestazione contro l'avanzata dei talebani, si era nascosta in un appartamento con alcune amiche. Domenica era scattata la corsa verso l'aeroporto di Kabul. Da ieri è salva, atterrata in Italia con altri 202 concittadini afghani grazie a un ponte dell'Aeronautica militare italiana, l'attivista per i diritti delle donne, Zahra Ahmadi, salvata grazie al disperato appello lanciato dal fratello, Hamed, ristoratore che da anni vive a Venezia e che ha subito incontrato al suo arrivo in aeroporto. Sul volo anche le ricercatrici della Fondazione Veronesi.

La storia di Zahra Ahmadi, 32 anni, imprenditrice in qualità di proprietaria di due ristoranti, è quella di molte connazionali coraggiosamente impegnate da tempo nella difesa dei diritti femminili in Afghanistan, già oggetto di minacce di morte da parte dei talebani.

Dopo aver protestato contro i talebani, domenica ha deciso di lasciare l'Afghanistan. Ha tentato di raggiungere l'aeroporto di Kabul, la parte civile, da dove decollavano i soli voli commerciali, mentre quella militare era e resta circondata da americani, che impediscono a chiunque l'accesso. Zahra è riuscita a infiltrarsi ma stata respinta nell'ala civile, dove sono entrati i talebani che hanno cacciato tutti i presenti. La giovane è fuggita e ha trovato riparo grazie all'aiuto di conoscenti. Durante quelle giornate concitate e di grande pericolo è stata in contatto telefonico costante col fratello Hamed, tra i fondatori della catena Orient Experience. Nella sua ultima chiamata, lunedì 16 alle ore 17, diceva piangendo di essere disperata, di non sapere dove andare né cosa fare, costretta a nascondersi e a chiudere il telefono, diventato irraggiungibile. In Italia l'accorato appello lanciato da Hamed per salvare dai talebani la sorella che non vede dal 2014 - ha suscitato grande emozione nell'opinione pubblica, facendo rapidamente muovere la macchina politico-diplomatica in cerca di una soluzione. A chiedere a iuto per la donna era stato anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha contattato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, informato della vicenda. Alla fine le autorità italiane hanno inserito la giovane nella lista delle persone in partenza verso l'Italia con un corridoio umanitario. Dopo il via libera, ha varcato il check point statunitense all'ingresso della zona militare per salire a bordo di uno dei tre C130 dell'Aeronautica Militare diretto a Fiumicino per evacuare in Italia altre 202 persone. Tra loro c'è anche Atefa Ghaafory, avvocatessa, giornalista e attivista, che ha una sorella a Bruxelles. Per le loro battaglie, lei e Zahra rischiavano la vita. «Lascio con rabbia questo Paese, ma grazie alla possibilità di venire in Italia ho la speranza che non sia tutto finito, di poter aprire altre porte» ha detto l'attivista prima di lasciare la sua terra.

«La Farnesina continua il proprio impegno con operazioni di rimpatrio, rivolgendo un'attenzione speciale a chi ha collaborato per l'Italia e a chi è minacciato, come donne e giovani», fa sapere il ministero degli esteri.

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