Italia viva, governo morto. E Conte rassicura Mattarella

Renzi vince sui tagli ai nuovi tributi. Il premier corre a riferire al Colle. Esecutivo appeso alla legge elettorale

Plastic tax, sugar tax, robin tax. Non sarà il gioco delle tre tasse a far cadere il governo, anche se Matteo Renzi lo dà per morto «al 50 per cento». Il lungo e tumultuoso vertice sulla manovra di ieri a Palazzo Chigi apre a un accordo ma allunga i tempi, provocando qualche inquietudine sul Colle.

Nonostante i toni costantemente alti e le frecciate tra partner di governo, è piuttosto scontato che alla fine si trovi un'intesa sui conti (che il ministro grillino Federico D'Incà dà per fatta), visto che restavano da discutere interventi, come la sugar tax e la plastic tax, ormai ridotti al valore di poche centinaia di milioni. Spiccioli, rispetto a una manovra da 30 miliardi, coperti dalla robin tax sui concessionari dello Stato. Il lungo braccio di ferro però rischia ancora una volta di sottrarre alle Camere la possibilità di esaminare davvero la legge. Il tema sarebbe stato al centro del colloquio di Giuseppe Conte, salito ieri sera al Quirinale, con il presidente della Repubblica. Niente allarmi, ma Mattarella vorrà vigilare perché si eviti la sgrammaticatura istituzionale dell'anno scorso.

Il gioco a cercare visibilità sulla manovra andrà chiuso e per ora è Matteo Renzi che può cantare vittoria sulle microtasse. Di Maio invece è sempre più depotenziato. «Non rinuncio alle nostre battaglie perché qualcuno nei 5S è spaventato», assicura il leader politico. Ma in realtà quel «qualcuno» è il grosso dei suoi parlamentari, che ormai non controlla più. Anche dal Nazareno avevano provato ad alzare i toni. Perfino il cauto Andrea Orlando, capace di postare sui social la foto di un capodoglio spiaggiato in Scozia per «sponsorizzare» la plastic tax: «Davvero non possiamo pagare qualche centesimo di euro per evitare questo?». «Populismo», ribatte Davide Faraone, mentre il collega di Italia viva Luigi Marattin, prima di entrare a Palazzo Chigi bolla come «visione sovietica dell'economia» quella di chi accusa il partito di Renzi di schierarsi con le multinazionali sulla sugar tax. A rincarare la dose il ministro Teresa Bellanova: «Dividere i lavoratori è da miserabili, la sugar tax colpisce il lavoro». Scaramucce pre accordo. E nonostante i ritocchi alle microtasse, il giudizio di Salvini, Berlusconi e Meloni sulla manovra resta lapidario: «Disastrosa, a base di tasse e manette».

La fibrillazione continuerà su altri tavoli, in particolare sulla giustizia. Ma lo scenario da tenere davvero d'occhio è quello delle regole, a partire dalla nuova legge elettorale. Ogni accelerazione su questo terreno scatena ondate di panico tra i peones che più temono di veder finire la legislatura e ritrovarsi a votare un Parlamento con 600 posti a disposizione anziché 945. In Senato raccontano di un Pierferdinando Casini attivissimo nello sconsigliare ai colleghi di firmare per il referendum anti taglio dei parlamentari, sostenendo che finirebbe con l'accelerare la fine della legislatura. «Ci sono tesi contrapposte - commenta l'azzurro Andrea Cangini - io comunque continuo a raccogliere: credo che una campagna referendaria in cui si discuta di politica e antipolitica farebbe bene al Paese».

L'altro spauracchio è il referendum di Calderoli per ridisegnare il Rosatellum. Tempi lunghi: alla Consulta il quesito non sarebbe ancora arrivato. E non sono brevissimi nemmeno quelli di una nuova legge elettorale. Il 20 dicembre sarà depositata una proposta, poi andranno ridisegnati i collegi. E, dice chi segue il dossier, accelerare farebbe scattare imboscate da parte del partito del non voto. La crisi arriverà, ma senza fretta. E, probabilmente, molto improvvisa.

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 07/12/2019 - 11:13

Conte e Di Maio sono destinati a sparire, almeno dalla politica: questione di tempo, ma non più di tre anni. Speriamo prima, per il bene degli Italiani, tutti, comprese la "Sardine". Una nuova Italia, meno chiacchierona e più concreta, é quella che ci aspettiamo. Sempre che dal M5S non si passi proprio ai pescatori di "Sardine", i comunisti dei fatti loro: finirebbe l'Italia, con il rischio di cadere nelle mani tedesche. Preghiamo, che Dio ci aiuti, malgrado Bergoglio.

Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 07/12/2019 - 11:25

Articolo interessante, ma "fumoso", non per difetto dell'autore (sia chiaro), ma per il buio politico che cresce nel Parlamento dei dilettanti della politica, con la spinta di una sinistra disastrosa, talché sta perdendo voti a grappoli. Mala tempora currunt!