Lamin Saidilly è arrivato a Milano come un'ombra tra le ombre. Vestito di nero, cappuccio calato, passamontagna pronto. Sabato, ore 7.22, via Capecelatro, quartiere San Siro. Gerardo Pastore, 55 anni, informatico, stava salutando il padre. Un gesto normale. Poi il fulmine: venti coltellate in pochi secondi, lame da 21 centimetri che mordono schiena, collo, torace, addome. Nessuna parola. Solo il rumore sordo del metallo nella carne. Le telecamere del bar "La Giada" riprendono tutto, in alta definizione. Uno spettacolo di violenza pura, senza sceneggiatura.
Le tracce che ha lasciato in città sono frammentarie. Arrivato martedì 23 giugno da Conegliano Veneto, ha dormito due notti in un hotel di via Rubens, a meno di un chilometro dal bar. Poi una casa vacanze in via Fornari. Infine viale Jenner. Dal 30 giugno, il nulla. Panchine, giardinetti, forse portici. Dieci giorni da fantasma. Nessun controllo, nessuna pattuglia che lo noti. Milano, con tutte le sue telecamere, lo ha lasciato passare.
Il pm Elio Ramondini non perde tempo. Richiesta di convalida dell'arresto già sul tavolo del gip Luigi Iannelli. Tentato omicidio aggravato. Pericolo di fuga e, soprattutto, di reiterazione. Perché Saidilly, una volta bloccato dai clienti del bar due muratori egiziani che lo hanno fermato aiutati dal padre della vittima ha alzato gli occhi e ha detto la frase che resterà: "Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio".
Ironia amara. In tasca aveva bigliettini motivazionali scritti a mano in inglese: "Credi in te stesso", "Poco sogno, poca azione". Parole da coach finite addosso a un ragazzo che ha scelto la lama per sentirsi vivo. Nato in Italia, origini gambiane, sparito da casa da una settimana. La famiglia, a Conegliano, è sgomenta. Il padre Dodou, magazziniere, lo descrive come un "bravo ragazzo" e ha chiesto scusa alla vittima. Nessun precedente in Italia, nessuna cura psichiatrica.
Le indagini corrono su due binari. Scientifica sul coltello, impronte, Dna. Mobile e Digos sui tabulati, spostamenti, contatti milanesi. La perquisizione nella casa di Conegliano non ha dato grandi elementi. Il telefono è sotto copia forense: siti visitati, ricerche sul web. C'è una traccia inglese ancora da verificare: nel novembre 2023, a Leeds, un 25enne accoltellato alle spalle fuori da un pub. Arrestato un Lamin Saidilly, 19 anni. Nomi e età coincidono. La rogatoria è partita, risposta in arrivo.
Stamattina, a San Vittore, interrogatorio davanti al gip. Si cercherà di capire se è follia solitaria o qualcosa di più opaco. Al momento nessuna pista ideologica. Solo un invisibile che si è divertito a trafiggere uno sconosciuto e promette di rifarlo.
Questi sono gli invisibili di Milano. Non clandestini, spesso regolari. Hanno avuto una vita normale, poi qualcosa si è rotto. La depressione diventa psicosi, la solitudine paranoia. La città li perde di vista. Come ha detto il questore Petronzi alla Festa della Polizia del 2024, gli agenti intervengono in oltre duemila casi all'anno di disagio psichico: sei al giorno. La sorveglianza tecnologica riprende il gesto, non lo ferma prima.
Nel frattempo Gerardo Pastore è in netto miglioramento al Niguarda. Operato d'urgenza, ferite meno profonde del temuto. Resta in prognosi riservata, ma i medici sono ottimisti sulla degenza. Un miracolo laico tra i tavolini di un bar. I testimoni Sobri Azzam e Soliman Osama hanno agito d'istinto: "Gli siamo saltati addosso". Sangue ovunque.
Le indagini proseguono, metodiche. Si cerca un movente nel vuoto. Saidilly resta in cella. C'è un ritmo crudele in questa storia: la banalità del male del 2026, un 22enne con scaldacollo che accoltella per noia un sabato mattina a San Siro.
La telecamera gira, i muratori intervengono, la frase resta appesa come una bestemmia.Mentre Salvini twitta l'ovvio, gli inquirenti scavano. La domanda vera non è solo perché l'ha fatto. È perché nessuno, fino a quel momento, lo aveva davvero visto.