L'appetito della Cupola: «Con Marino sindaco per altri tre anni e mezzo se magnamo Roma»

Le carte del nuovo filone dell'inchiesta rivelano altri legami dell'organizzazione del rosso Buzzi e del nero Carminati Consiglieri comunali Pd, un assessore a disposizione e quei contatti in Regione con l'ex capo gabinetto di Zingaretti

RomaDal «pijamose Roma» della banda della Magliana al «magnamose Roma» di Mafia Capitale. L'intercettazione che promette di «segnare» il secondo capitolo dell'inchiesta che fa tremare la Città Eterna e scuote Campidoglio e Regione Lazio risale al 17 novembre 2014. E la dice lunga sugli appetiti della presunta «cupola» alle prese con l'amministrazione di Ignazio Marino. Due settimane prima degli arresti di Salvatore Buzzi, Massimo Carminati&company, il capo della coop 29 giugno replicava così ai collaboratori che parlavano delle richieste di dimissioni per il sindaco Marino, impelagato con la grana delle multe alla Panda rossa: «Ti dico una cosa - annotano gli uomini del Ros - lui (Marino, ndr ) se resta sindaco altri tre anni e mezzo, con il mio amico capogruppo ci mangiamo Roma». Purtroppo per loro il pranzo a quel punto è durato poco, perché il 3 dicembre la procura di Roma ha scoperchiato il sistema messo in piedi dal «nero» Carminati e dal «rosso» Buzzi per fare floridi affari con gli appalti pubblici, con un occhio di riguardo all'accoglienza degli immigrati e all'emergenza abitativa.

APPALTO «SPARTITORIO»

NEL LAZIO DI ZINGARETTI

Ieri, sei mesi dopo, la seconda retata dell'indagine ha ribadito quanto profonda fosse la contaminazione all'interno delle istituzioni. Su Fiscon, ex capo dell'Ama, i pm ricordano la «difesa» di Buzzi, che ha impedito la sua defenestrazione organizzando il «consenso politico» attraverso «i consiglieri Coratti, D'Ausilio, Ozzimo e l'interlocuzione con Umberto Marroni, deputato», tutti del Pd. Puntando anche sulla Regione guidata da Nicola Zingaretti, su un cui appalto nella sanità da 91 milioni di euro (per il Cup, il centralino unico di prenotazione) la «cupola» capitolina avrebbe puntato gli occhi. Interessando trasversalmente la politica, come dimostrano l'arresto del consigliere regionale di opposizione Luca Gramazio e la perquisizione a casa di Maurizio Venafro, che a marzo scorso s'era dimesso da capo di gabinetto di Zingaretti dopo aver appreso di essere indagato per la tentata turbativa d'asta. L'appalto del Cup, secondo la procura, era «truccato» già prima del via, in quanto oggetto «di un accordo spartitorio», deciso ben prima del bando e prima dell'interesse di Buzzi. Che per entrare nell'affare, «sveste» il rosso della Coop per puntare tramite Gramazio alla «quota spettante all'opposizione». E Gramazio, per i pm, la quota la reclama con Venafro, chiedendo come «prova» del raggiunto accordo la nomina nella commissione di Angelo Scozzafava, ex dirigente capitolino. «Dai contenuti di tale conversazione - spiega l'ordinanza - emerge una ferrea ripartizione delle quote della gara da aggiudicare in forza della connotazione politica degli offerenti», tanto che Buzzi non partecipa con la sua 29 Giugno, «chiaramente etichettata» come di sinistra, ma decide di farlo con la «cooperativa Sol.co, riconducibile a Mario Monge». E proprio il boss della coop intercettato racconta così il retroscena: «Allora lui è andato da Venafro, perché sta partita la gestisce Venafro per conto de Zingaretti, e gli ha detto che vuole lo spazio... Venafro gli ha detto “ah non lo so se c'è” e lui gli ha detto “guarda io voglio lo spazio” e poi siccome vuole essere sicuro che lo spazio ci sia (...) indica come membro della commissione Angelo Scozzafava». Che verrà nominato una settimana prima dell'apertura delle buste, apprendendolo proprio da Buzzi.

SERVE IL «CONSENSO»

DELL'EX CAPOGRUPPO PD

Il 14 marzo 2014 Buzzi, intercettato negli uffici della coop, racconta ai collaboratori che l'allora capogruppo del Pd Francesco D'Ausilio lo aveva avvicinato in Campidoglio. Sottolineando che, per un appalto da un milione di euro sul verde a Ostia, pur sapendo del rapporto tra Buzzi e Mirko Coratti, il via libera alla coop «non potesse prescindere dal suo consenso». «D'Ausilio - racconta Buzzi - me ferma in Consiglio Comunale (...) me dice “ah io so che tu stai con Coratti... però ce sono pure io, le vediamo insieme”. Lì per lì non ho capito, mo' ho capito perché: Gramazio c'ha fatto avere un sacco de soldi sul Municipio de Ostia (...) per il verde, questo verde deve ritornà tutto a noi perché... una mano lava l'altra e tutte e due lavano il viso». Così Buzzi conclude chiedendo a un collaboratore: «Mi devi prepara' una scheda de tutti i dossier che c'abbiamo aperti con il Campidoglio (...) poi annamo da d'Ausilio e vedemo qual è il problema... se il problema è questo».

PER IL «FUORI BILANCIO»

MANI DENTRO LA POLITICA

A luglio dell'anno scorso, Buzzi preme per ottenere dal consiglio comunale la delibera del riconoscimento di un debito fuori bilancio, coinvolgendo anche le altre coop interessate. Il vicepresidente de La Cascina , Francesco Ferrara, lo informa che sarà decisiva la riunione dei capogruppo: «Se i capo gruppo gli chiedono questo, di portare il debito, lo porta prima. Allora, Tiziano (Zuccolo, ndr ) sta chiamando Giordano (Tredicine, consigliere di Fi ai domiciliari da ieri, ndr ) e Sveva (Belviso, ex vicesindaco con Alemanno, ndr ), io sto chiamando Quadrana (Gianluca, consigliere regionale lista civica per Zingaretti, ndr ) per la Celli (Svetlana Celli, consigliera della lista civica Marino in Campidoglio, ndr )». Di fronte a tanta mobilitazione, Buzzi con approccio bipartisan «rispondeva che lui avrebbe contattato D'Ausilio (capogruppo del Pd, ndr ) e Quarzo (Fi, ndr )».

BUZZI «AIUTA» ALEMANNO

COI VOTI DELLA 'NDRANGHETA

A marzo 2014 Alemanno chiede aiuto a Buzzi per le elezioni europee del successivo maggio. Buzzi pensa bene di chiedere aiuto alla ndrangheta, tramite il pregiudicato Giovanni Campennì . Buzzi: «Senti...c'è da da' na' mano a Alemanno in campagna elettorale...mo gli lascio i numeri tuoi cosi ve chiamano». Campennì: «Bene, allora... è qua la famiglia, la famiglia è grande... un voto gli si da'». Buzzi: «Va be' ma però quello è n'amico nostro, poi è stato pure in galera Alemanno, aiutiamolo, no?»

QUELL'ASSESSORE DI MARINO

VOLUTO DA BUZZI E CARMINATI

Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa della giunta Marino, da ieri dietro le sbarre, secondo la procura entrò nella squadra del chirurgo prestato alla politica proprio grazie alle pressioni del «cupolone» mafioso. Sarebbe stato il solito Buzzi ad attivarsi «per sostenere la candidatura ad assessore di Ozzimo, attraverso una raccolta firme che avrebbe dovuto poi essere consegnata al neo eletto sindaco». E la scelta dell'assessore, scrive il gip, «trovava il placet anche di Massimo Carminati, che su di lui si esprimeva così: «Non sarebbe male, va be', anche perché è una persona... è una persona in gamba… è una persona che (inc.) sulle cose, tutto sommato, visti i nomi che sono girati fino adesso». Anche in carcere Buzzi, interrogato il 31 marzo scorso, ha confermato che Ozzimo è stato il consigliere comunale «che c'è stato più vicino... in tutte queste battaglie», spiegando che «oltre che Consigliere comunale di riferimento è anche il mio amico personale». Quanto ai soldi pagati a Ozzimo, tenuto per l'accusa a busta paga da Buzzi, il boss della 29 giugno ha ammesso di averlo pagato, ma sostenendo di averlo fatto solo «in chiaro, ovvero in modo tracciabile», per la campagna elettorale.

DELIBERA DETTATA

SEDE QUASI REGALATA

Volendosi comprare le sedi della coop dal Campidoglio, Buzzi provvede a «dettare» l'emendamento «calzato» sulla 29 Giugno alla delibera di alienazione del patrimonio del Comune, potendo così acquistare come inquilino anche la sede di via del Frantoio che aveva occupato abusivamente. Il tutto con grandi sconti, e con la complicità, secondo i pm, del consigliere comunale Pd Pierpaolo Pedetti e di Brigidina Paone, assunta per chiamata diretta del sindaco Marino in qualità di collaboratrice all'assessorato alla Casa, entrambi arrestati ieri. Buzzi, nelle intercettazioni, è esplicito. E quando un collaboratore lo informa che Pedetti sta ancora scrivendo l'emendamento, interviene seccato: «Gliel'avemo scritto noi», aggiungendo, quanto allo sconto che «con Nieri (vice di Marino, ndr ) ero riuscito ad arriva' a un 60 per cento».

«HAI AGGANCIATO MANZIONE?

BUBBICO PUÒ SERVIRE?»

Anche nella nuova ordinanza finiscono citati il sottosegretario all'Interno Domenico Manzione e il viceministro Filippo Bubbico, già sbarcati sui giornali a dicembre. Il primo sarebbe stato «agganciato» da Odevaine su input di Buzzi. I due ne parlano in una conversazione sulla gestione del Cara di Castelnuovo di Porto intercettata il 29 maggio 2014. «A Manzione siete riusciti ad agganciarlo?», chiede Buzzi. Odevaine risponde: «A Manzione sì, ieri però c'ho litigato...nel senso che c'ho discusso un po' perché stanno a rompe il cazzo... cioè come al solito si siede intorno al tavolo gente che non sa di che parla». «Ma Bubbibo può servì a qualcosa?», aggiunge Buzzi. «Per che cosa?» replica Odevaine, che a proposito dell'incontro con Manzione racconta anche che «allo stesso tavolo c'era il dipartimento di polizia che ha fatto le barricate quel giorno perché dice che il sindaco (di Castelnuovo, ndr ) li chiama un giorno sì e l'altro pure». Sindaco che, prosegue Odevaine, poi ha cambiato atteggiamento «perché a cena gli ho promesso 0,50 a persona».

DAL NONNO FASCISTA

A QUELLO COMUNISTA

Parlando con Fabrizio Testa, Salvatore Buzzi nell'interregno tra Alemanno e Marino ironizza sulla capacità dei funzionari capitolini di cambiar bandiera: «Questo - spiega Buzzi - è un film che ho già vissuto 5 anni fa quando ci fu il cambio con Alemanno a parti inverse... poi sai che succede? Come prima tutti i funzionari trovavano tra gli antenati il nonno fascista, mo' troveranno il nonno comunista».

BUZZI: «TRE MESI IN GALERA

ME LI FACCIO FUMANDO»

Nel capitolo dedicato alla forza di intimidazione di Massimo Carminati anche verso gli appartenenti del «mondo di sopra», il gip riporta questa conversazione di Buzzi. Parla di Riccardo Mancini, ex ad di Eur spa, e di come sarebbe stato indotto all'omertà: «C'è andato a parlare un attimo lui mi sa... Mancini non ha parlato, anche perché se parli con i giudici non guadagni un cazzo, tanto esci, sei mesi al massimo puoi sta' dentro, meglio uscì dopo sei mesi con gli amici che uscì dopo tre mesi con i nemici». Per uno come Buzzi, che con il carcere ha una certa familiarità, stare dietro le sbarre non sembra un problema: «Vaffanculo, tre mesi de Regina Coeli me li faccio fumando!».