Un popolare proverbio recita "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". Mai un detto è stato più azzeccato per descrivere la parabola del dittatore venezuelano Nicolas Maduro. Tra Russia, Cina, Iran, Cuba ma anche Hamas e Hezbollah, l'asse anti-occidentale non ha infatti esitato a schierarsi a suo sostegno.
Non è un caso che il via libera da parte di Donald Trump all'azione statunitense sia arrivato proprio ieri. Venerdì infatti Maduro aveva incontrato l'inviato speciale della Cina per l'America Latina e i Caraibi, Qiu Xiaoqi per rimarcare il rapporto strategico tra Cina e Venezuela. L'intromissione della Cina in un'area considerata prioritaria per gli interessi nazionali americani è stata una delle motivazioni che ha portato Trump ad agire, oltre al narcotraffico e al petrolio. Dopo l'operazione americana non è tardata ad arrivare la reazione cinese che, attraverso un portavoce del ministero degli Esteri, si è detta "profondamente scioccata e condanna con forza il palese uso della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e il suo attacco al suo presidente". Secondo Pechino "questo atto egemonico da parte degli Stati Uniti viola gravemente il diritto internazionale, lede la sovranità del Venezuela e minaccia la pace e la sicurezza in America Latina e nei Caraibi".
Un altro partner di primo piano per Maduro è sempre stata la Russia che ha reagito con durezza alla cattura del dittatore venezuelano. Il ministero degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato di "aggressione armata degli Usa contro il Venezuela" spiegando che quanto accaduto è "un'inaccettabile violazione della sovranità di uno Stato indipendente" mentre Konstantin Kosachev, vicepresidente del Consiglio federale russo ha affermato che "il diritto internazionale è stato chiaramente violato e l'ordine stabilito in questo modo non dovrebbe prevalere".
Anche il ministero degli Esteri iraniano ha denunciato quella che ha definito una "violazione della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale del Venezuela" accusando Washington di aver compiuto un atto di "aggressione illegale".
Sostegno è arrivato poi da Cuba con il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez che ha sollecitato una reazione "urgente" della comunità internazionale mentre il presidente della Colombia Gustavo Petro, oltre ad aver dispiegato l'esercito alla frontiera con il Venezuela, ha chiesto che "l'Organizzazione degli Stati americani e l'Onu devono incontrarsi immediatamente".
In questo scenario non poteva mancare il sostegno dei terroristi di Hamas a Maduro che in una nota hanno parlato di una "grave violazione del diritto internazionale, che mina la sovranità di uno Stato indipendente", per poi aggiungere che l'attacco è "un'estensione delle ingiuste politiche e degli interventi statunitensi".
Colpisce come Paesi e organizzazioni che non sono basati sullo stato di diritto utilizzino l'argomentazione del diritto internazionale per attaccare Trump. Non si può certo dire che i diritti siano rispettati dal regime iraniano o da Hamas e, al tempo stesso, sarebbe stato opportuno da parte della Russia e della Cina denunciare negli anni passati le sistematiche violazioni del diritto compiute nei confronti del popolo venezuelano da parte del loro alleato Maduro.
L'azione americana è perciò legata a doppio filo all'azione dell'asse anti-occidentale.
Nel nuovo ordine mondiale basato non più su uno schema unipolare ma multipolare con precise sfere d'influenza, per gli Stati Uniti non è infatti possibile che in un'area considerata strategica per i propri interessi come l'America Latina ci sia un dittatore legato a doppio filo con potenze avversarie dell'Occidente.