"Le convinzioni sono nemiche della verità più pericolose delle menzogne". A scriverlo in "Genealogia della morale" era stato il filosofo Friedrich Nietzsche nel tentativo di spiegare come molte convinzioni siano in realtà maschere che celano interessi reali e secondari. Che oggi si possono scorgere dietro una patina più o meno spessa di movimenti che si stracciano solo apparentemente le vesti in nome dei diritti per poi ritrovarsi a prendere le parti di un regime teocratico come quello iraniano.
Il movimento pro Pal, che da anni si mobilita nelle piazze nostrane per denunciare presunti crimini di guerra, ora sta mostrando la sua vicinanza all'Iran dopo l'attacco israelo-americano di sabato mattina che ha comportato, tra le altre conseguenze, la morte del sanguinario dittatore Ali Khamenei. Ma verso quest'ultimo c'è una forte vicinanza anche da parte dell'islam sunnita, storicamente in lotta con gli sciiti rappresentati dalla Guida Suprema. Questo perché c'è un nemico più grande per loro da combattere, l'Occidente nel suo complesso, che vedono come un terreno di conquista, e il male per eccellenza, ovvero Israele.
Per questo uno dei volti storici dell'islam italiano, Roberto Hamza Piccardo, che in passato ha rappresentato i vertici dell'Ucoii, oggi scrive che "il regime iraniano non è una dittatura ma una complessa struttura istituzionale, con meccanismi di sostituzione per elezione o cooptazione delle proprie classi dirigenti" e che "in Iran (e nel resto del mondo sciita) il seguito personale di Ali Khamenei era enorme". E, proprio in nome di quella che è a tutti gli effetti una dittatura, oggi e domani l'asse sciita-sunnita passerà dal piano virtuale a quello concreto.
Si paleserà agganciando anche il fronte antagonista colpevole degli ultimi disastri e scontri cui abbiamo assistito in piazza. Diversi i cortei che sono stati indetti nelle principali città italiane, anche se gli addetti ai lavori mostrano una particolare attenzione per il presidio di oggi sotto il consolato Usa a Roma "contro l'aggressione imperialista all'Iran". Mentre gli amici del centro sociale Askatasuna, e quindi i gruppi "Intifada studentesca", "Torino per Gaza" e simili hanno chiamato tutti a raccolta in Piazza Castello per martedì pomeriggio. Difficile comprendere gli eventuali risvolti, ma certo è che è una delle prime occasioni in cui l'estrema sinistra sarà nello stesso humus sia dei proPal che dei pro Hezbollah, ben radicati sia nella Capitale che nel capoluogo lombardo.
Ed è proprio a Milano che le sigle Osa e Cambiare Rotta hanno scelto di radunare martedì i dissidenti sotto il Consolato Usa, in zona Turati con il consenso delle sigle che si definiscono "progressiste". Il silenzio o l'allineamento di questi ambienti di fronte alla natura repressiva del regime teocratico mostra che "il re è nudo", che quella maschera è finalmente crollata, perché ciò che si scorge in modo molto lineare è l'avversione per un Occidente democratico.
Se la Flotilla, o personaggi come l'imam Saif Eddine Abouabid fino a ieri dicevano di lottare per liberare il popolo palestinese, perché oggi non guardano ai loro simili che gioiscono per l'uccisione di Khamenei? Memoria selettiva, argomentazioni parziali dettate dalla paura di perdere quell'egemonia che si è sempre tradotta in potere, controllo e aumento del fatturato per foraggiare le milizie armate. Questa non è solidarietà verso un Paese, ma necessità di recuperare la supremazia sociale ed economica.